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Può essere. Del resto, anche il blitz praticamente contemporaneo di Biden a Kiev può essere considerato una risposta all'iniziativa cinese. Peraltro, in ottica di trattative diplomatiche non vedo la Cina come soggetto credibile perché se riuscisse ad accreditarsi come soggetto portatore di una proposta plausibile acquisirebbe sulla scena internazionale una posizione di considerevole vantaggio mediatico, e quindi anche politico, persino nei confronti degli USA. E dubito che a Washington "ci abbiano scritto Giocondo" in fronte. In realtà al momento l'unica entità politica realmente equidistante da tutti gli attori della guerra in Ucraina è il Vaticano, visto che anche l'ONU non vale un fico secco.
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Intanto, l'ONU (per quel che vale, cioè nulla) vota in Assemblea Generale a grande maggioranza una mozione di condanna per la Russia e di sostegno per l'Ucraina. Due dati sono importanti: il fatto che nella mozione si sostenga la necessità di rispettare l'integrità territoriale e politica dell'Ucraina "nei confini internazionalmente riconosciuti" e il fatto che Cina e India si siano astenute. In particolare, è presumibile che l'astensione della Cina si inquadri nella volontà di non schierarsi in modo politicamente netto con l'uno o con l'altro dei contendenti, in modo da potersi giocare qualche carta come soggetto portatore della famosa (e misteriosa) iniziativa di mediazione diplomatica di cui si parla in questi giorni. Quello che mi lascia perplesso è però l'avvicinamento fra Mosca e Pechino mostrato al mondo con la visita in Russia dell'inviato della diplomazia cinese, visita che esprime più una dichiarata vicinanza a Mosca che la volontà di mediare da posizioni realmente neutrali. Per accreditarsi come mediatore fra le parti, è evidente che un soggetto non deve essere visto come vicino né all'uno e né all'altro contendente, ma al momento appare molto probabile che se bussassero a Kiev i cinesi si vedrebbero sbattere la porta in faccia da Zelenskij.
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E' interessante osservare che alcune delle osservazioni fatte dal Col. Stirpe sono assimilabili - fatta ovviamente salva la differente prospettiva - alle posizioni espresse da Alessandro Orsini in questa trasmissione anche se poi le conclusioni a cui giungono i due oratori sono diametralmente opposte: uno ritiene che prevarrà l'Ucraina e l'altro pensa che vincerà la Russia. E' degna di nota, in particolare, la diversa interpretazione della compattezza occidentale nell'affrontare la crisi ucraina: se per Stirpe ciò è dovuto a una unanimità di visione basata su una ferrea logica politica, per Orsini le istituzioni europee sono semplicemente "serve" di Washington e si limitano ad andare al traino dei diktat di oltre Atlantico. Ma per tornare alle cose serie (non me ne voglia il novello Churchill intervenuto a Carta Bianca), Stirpe prefigura il rischio del progressivo sgretolamento della suddetta compattezza politica europea qualora la guerra dovesse durare ancora a lungo (e questo può essere in effetti un problema, tant'è che Mosca punta molto su questa carta) e pone alcuni interrogativi sulla capacità dell'industria occidentale di ripristinare in tempi adeguati le scorte di materiali inviati al fronte ucraino. In effetti, soprattutto quando parliamo di sistemi per loro natura complessi come per esempio i mezzi corazzati, non è mai un solo soggetto industriale che li produce ma la loro fabbricazione è il risultato dell'azione di una filiera fatta di fornitori e subfornitori che non è affatto semplice portare contemporaneamente ai ritmi produttivi richiesti dalle nuove esigenze. Basti pensare alle difficoltà avute da tutto il comparto produttivo del mondo globalizzato a causa della pandemia da Covid.
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In teoria sì. Ma l'interscambio commerciale fra Cina e USA/Europa è su altri ordini di grandezza rispetto a quello fra Russia e USA/Europa. Toccare quel tasto non è affatto uno scherzo e non so se converrebbe.
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Beh, se realmente la Cina fornirà "ufficialmente" armi alla Russia, questa almeno sarà la mazzata finale alla propaganda dei ciarlatani e dei tromboni secondo i quali "le sanzioni non servono a niente". Se non servissero "a niente", per quale ragione i russi dovrebbero andare a cercarsi armi cinesi?
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Secondo questo articolo del luglio 2022 di AnalisiDifesa, negli USA sarebbero già stati approvati e stanziati da tempo (ove per "tempo" si dovrebbe in questo caso intendere "il tempo necessario per completare l'iter addestrativo") i fondi necessari per provvedere all'abilitazione dei piloti ucraini su aerei di fabbricazione statunitense. Se le cose stanno effettivamente così, possiamo presumere che (per citare anche qui Stirpe) le decisioni programmatiche siano già state abbondantemente prese, che le pubbliche esternazioni dei politicanti e le illazioni dei giornalisti vadano considerate solo becchime di circostanza per il popolino, e che alla fine con le coccarde ucraine dovrebbero volare gli F-16, che sono appunto "di fabbricazione" statunitense ma che in fin dei conti non vuol mica dire che debbano necessariamente essere "di provenienza" statunitense. L'F-16 è un vettore flessibile e capace di portare sotto le ali una ampia varietà di armi, e secondo logica è esattamente quello che agli ucraini serve adesso, non a guerra finita.
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Non è una notizia, ma solo una illazione di stampa pubblicata sul Times venerdì scorso. https://www.thetimes.co.uk/article/ukraine-prepared-to-use-british-missiles-to-strike-crimea-d73rlk23p Fra l'altro, fornire gli Storm Shadow all'Ucraina significherebbe: 1. dover fornire anche i vettori aerei capaci di portare in volo e lanciare questi missili, a meno di non ipotizzarne l'adattamento ai Mig-29 o Su-27 come già fatto con gli HARM; 2. innalzare in misura politicamente molto significativa (forse troppo) la capacità ucraina di battere obiettivi strategici a lunga distanza (parliamo come minimo della Crimea, per capirci). Gli Himars sono un'arma tattica, gli Storm Shadow sono stati progettati per fare ben altro. Non so se le diplomazie occidentali sono disposte ad arrivare a questo, così come non so se siano realmente disposte a fornire all'Ucraina (e di conseguenza a far condurre da piloti ucraini) aerei su cui nessuno può escludere a priori che si possa ripetere "al contrario" l'episodio del Mig-25 di Belenko.
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Ehm... Secondo me le analisi numeriche, anche considerandole ineccepibili e credibili, ci fanno un po' perdere di vista una questione fondamentale che NON può essere descritta solo nell'aspetto quantitativo, ovvero l'elemento umano. Ora, è chiaro che una superiorità numerica (dico cifre a caso, a titolo di esempio) di qualcosa come 100 a 1 (Termopili, Dien Bien Phu, eccetera) può comportare un vantaggio tattico decisivo a parità di equipaggiamento, addestramento, esperienza, motivazione e leadership dei comandanti. Ma quando questi ultimi parametri NON sono equivalenti nelle forze in campo, l'efficienza complessiva dei due dispositivi ne può risultare influenzata in maniera altrettanto decisiva. Un modo per descrivere con una metafora plausibile questo concetto è l'asserzione secondo la quale la robustezza complessiva di una catena non è quella del suo anello più robusto ma è quella del suo anello più debole. Fuor di metafora, tu puoi avere anche un potenziale umano di milioni di individui ma, se non riesci a mandarne contemporaneamente al fronte più di un tot, il surplus ti potrà servire esclusivamente per ripianare le perdite subite in battaglia e/o garantire un ricambio costante alle prime linee. Ma se il personale che riesci a schierare non ha addestramento, equipaggiamento e motivazioni in misura adeguata, esiste il concreto rischio che esso sia soggetto a perdite tali da non poter saturare le resistenza del nemico e che, di conseguenza, contribuisca sia a sostenere il morale dell'avversario che a far crollare drasticamente il proprio. E io, francamente, non potendo esprimere alcuna valutazione in termini di leadership dei comandanti e di esperienza delle truppe, non credo di sbagliarmi se suppongo che in termini di equipaggiamento, addestramento e motivazioni gli ucraini siano molto avvantaggiati rispetto ai russi. Quanto può contare questo vantaggio, all'atto pratico?
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Intanto il Parlamento europeo vota a favore anche dell'invio di aerei come aiuto allo sforzo bellico ucraino. L'ipotesi che in Ucraina arrivino moderni jets da combattimento in grado di misurarsi con i caccia russi su un piano di (almeno) parità tecnologica, cosa non possibile con i vecchi Mig-29 e Su-27 già in dotazione all'aviazione di Kiev, pone però dei quesiti inerenti la particolare situazione tattica in cui operare. Come sarebbe possibile affrontare efficacemente la minaccia russa nel momento in cui i suoi caccia sfruttassero l'opportunità di lanciare missili AA avendo cura di rimanere nello spazio aereo russo?
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Mah, considerando lo scempio verificatosi nei dintorni di Vuhledar e di Kreminna e il comportamento oggettivamente fantozziano dei coscritti messi alla prova in quegli attacchi dissennati, l'impressione è ancora una volta che i russi abbiano completamente perso per un periodo di tempo al momento indefinibile la capacità di compiere manovre offensive complesse a causa del drastico ridimensionamento della capacità operativa della fanteria meccanizzata e delle formazioni corazzate, ridimensionamento presumibilmente dovuto all'impossibilità di sostituire truppe e quadri professionalmente preparati con il personale raccogliticcio raggranellato con la recente mobilitazione. Non so se qualcuno ha visto il remake del 2016 del film "I magnifici 7" (quello con Denzel Washington): ecco, mi è venuta in mente la scena in cui i nostri eroi cercano di addestrare all'uso del fucile zappaterra e minatori armati solo di buona volontà (e neanche tanto), con risultati ovviamente deludenti. Se poi all'inesperienza aggiungiamo il fatto che i russi in Ucraina non ci vanno certamente con le motivazioni da "occhio della tigre", le perplessità sulla reale capacità di questa sorta di armata brancaleone di passare all'offensiva aumentano esponenzialmente. Anche l'aviazione non deve passarsela poi così bene, considerando la media alquanto bassa di ore di volo annue che i piloti russi possono sfruttare per l'addestramento. Alla fine, i reparti che potrebbero aver subito meno i danni del periodo iniziale della guerra potrebbero forse essere quelli dell'artiglieria da campo, che però non è accreditata della capacità di colpire con la precisione necessaria per effettuare un efficace fuoco di controbatteria e quindi risulta utilizzabile solo secondo la tradizionale dottrina di discendenza sovietica: spianare a raso l'area destinata ad essere "ammorbidita" come preparazione all'attacco della fanteria. Una dottrina che sostanzialmente risale alla prima guerra mondiale. Mi sembra un po' poco per pretendere di "spezzare le reni all'Ucraina". Ciò premesso, trovo che la "benevola esortazione" rivolta dai funzionari americani agli ucraini perché "si sbrighino a fare qualcosa" sia politicamente comprensibile ma operativamente del tutto inopportuna. Al momento tutti gli assi sembrano essere in mani a Kiev, mentre invece passare all'offensiva senza aver prima pianificato tutto in modo accurato ma solo per ragioni politiche rischierebbe di mettere gli ucraini a rischio di subire essi stessi gravose e inutili perdite. Chi glielo fa fare?
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Sono parole deliranti e totalmente prive di senso logico, dette da persona oggettivamente non più lucida che ormai non sa più come far parlare di sé per cercare di recuperare qualche punto nei sondaggi che vedono il suo partito in crollo verticale di consenso. Cioè, Zelenskij dovrebbe smettere di far combattere il suo popolo (che di questo si tratta, di tutto un popolo) per poi aspettare "gli aiuti economici" da Washington? E nel frattempo, naturalmente, il caro zio Vladimir ferma anche lui le sue truppe solo per fare un piacere all'intenditore di cene eleganti? Roba da TSO, a occhio e croce.
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Un altro contenuto (sottinteso e implicito) della proposta di Rheinmetall è il messaggio relativo alla visione delle prospettive future del conflitto: "proponiamo determinati piani industriali perché riteniamo che l'Ucraina sopravviverà a questa guerra come entità politica stabile e credibile in termini di capacità di contrapposizione al Cremlino".
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Voglio augurarmi che il rapporto fra le perdite - espressione purtroppo terribile in sé - si mantenga per gli Ucraini a un livello tale da rendere ancora plausibile la resistenza invece della ritirata. Intanto, pare che l'articolo di Foreign Affairs citato da Scagnetti stia ricevendo recensioni favorevoli un po' dovunque.
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La coincidenza fra gli attacchi missilistici russi e determinati eventi di carattere politico potrebbe effettivamente spiegare molte cose. Non ci avevo pensato. Tuttavia, anche in questo caso resterebbe una strategia molto discutibile, visto che non produce effetti disgreganti sull'apporto occidentale all'Ucraina. Boh, contenti loro... Sull'aviazione russa possiamo ormai dare per scontati i grossi limiti strutturali dimostrati nel contesto dell'appoggio tattico, a causa della virtuale incapacità di individuare e tracciare i bersagli da colpire e della pesantissima carenza di munizionamento di precisione. In merito alla Russia nel suo complesso, credo semplicemente che non possa collassare né economicamente né socialmente nel breve periodo. Questi sono fenomeni in cui effetti sono cumulativi e si manifestano in tempi lunghi.
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Continuo a non riuscire a trovare un senso logico, strategico o tattico, in questi attacchi forsennati. Ormai dovrebbe essere stato compreso che attaccare le infrastrutture energetiche può sicuramente portare problemi al sistema economico e alla qualità di vita della popolazione ma non intacca la determinazione degli ucraini a proseguire la lotta (anzi, vi scava un solco di odio sempre più profondo) e men che meno danneggia il potenziale bellico ucraino. FORSE l'unico motivo teoricamente plausibile di tutto questo spreco di costosissimi ordigni potrebbe essere l'intento di costringere gli ucraini a spendere il più possibile del loro munizionamento antiaereo contro questi attacchi e lasciarli quindi a corto di vettori da utilizzare contro l'aviazione russa nel momento in cui essa dovesse decidere di intervenire a supporto di una ipotetica prossima offensiva di terra. Anche questa ipotesi però non mi convince più di tanto: l'aviazione tattica russa, che oggi continua sostanzialmente a latitare, avrebbe già potuto e dovuto essere utilizzata in massa - come ha fatto recentemente notare il Col. Stirpe - per colpire le colonne corazzate ucraine che nel contrattacco di qualche mese fa si sono spinte su terreni pianeggianti e privi di possibilità di mascheramento, per giunta senza disporre della superiorità aerea e nella bella stagione, cioè in condizioni meteo del tutto favorevoli alla reazione aerea russa. Reazione che invece non si è vista, il che ci farebbe legittimamente sospettare che anche le forze aeree del caro zio Vladimir abbiano grossi problemi ad operare.
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Se la Moldavia franerà, immagino che dipenderà da quello che faranno i quattro gatti delle locali forze armate. Lì c'è la questione irrisolta della Transnistria dove se non sbaglio è di stanza anche un piccolo contingente russo, ci sono tutti i presupposti per creare un problema politicamente più complicato di quello del Donbass.
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Articolo veramente ben fatto, quello di Foreign Affairs, che si fa leggere tutto d'un fiato anche da chi non è particolarmente a proprio agio con l'inglese. E in ogni caso, il traduttore di Google può aiutare molto. Nel merito, particolarmente significativa è la parte iniziale in cui il direttore della CIA e l'ambasciatore USA a Mosca dicono chiaro e tondo a Patrushev di essere perfettamente al corrente dei piani russi per invadere l'Ucraina, avvisandolo che in tal caso non se ne staranno con le mani in mano. Questo è già di per sé più che sufficiente per sfatare la vulgata secondo la quale i russi "hanno dovuto reagire per impedire che l'Ucraina entrasse nella NATO".
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La vacua superficialità dei media generalisti, se confrontata con le dettagliate analisi dei professionisti, ci ripropone ancora una volta il problema annoso del desolante quadro dell'informazione mainstream in Italia. Bufale ripetute all'infinito e senza alcun contraddittorio plausibile, diffuse a milioni di spettatori la maggior parte dei quali è totalmente inconsapevole e culturalmente priva del minimo sindacale di background culturale necessario per comprendere di cosa si stia parlando. Non ho parole, anzi le avrei. Ma sul web è anche peggio, arrivando a diffondere numeri letteralmente presi a caso senza nemmeno curarsi di citare direttamente le fonti secondo le quali le "stime attuali sulle vittime della guerra" fornirebbero quasi 160.000 perdite umane da parte ucraina e meno di 20.000 da parte russa. E non stiamo parlando di ragazzotti imberbi che spippano su TikTok, ma di personaggi molto seguiti con un consenso popolare politicamente rilevante, i quali, per colmo di ironia, arrivano loro stessi ad affermare che "in guerra la prima vittima è la verità". Con tali premesse, non si può fare a meno di interrogarsi su quali esternazioni siano solo estemporanee manifestazioni di inconsapevole ingenuità e su quali invece siano l'applicazione di una strategia ben precisa tendente a condizionare l'opinione pubblica. Sono sempre più convinto che la guerra ibrida sia già in atto e che, se da una parte gli ucraini abbiano già a disposizione gli strumenti di difesa per contrapporsi alle cannonate, l'opinione pubblica europea sia virtualmente priva delle difese necessarie per opporsi alla disinformazione.
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Infatti. Poi ci sarebbe anche da valutare la reale efficienza bellica di un mezzo che, anche se revisionato e riportato in condizioni di poter essere rimesso in linea, avrebbe probabilmente sistemi elettroottici e di comunicazione del tutto obsoleti oppure non rispondenti alle attuali necessità ucraine. Alcuni mesi fa la Slovenia ha fornito all'Ucraina alcuni dei suoi T-55 modernizzati con l'assistenza israeliana, sarebbe interessante poter capire se sono stati utilizzati e con quali risultati. In ogni caso, se Sparta piange Atene non ride: il problema della revisione e del ripristino alla piena efficienza di mezzi corazzati fermi da tempo riguarda quasi sicuramente anche i russi e le loro "migliaia e migliaia" di mezzi, dei quali non sappiamo quanti se ne dovrebbero cannibalizzare per riportare un singolo mezzo in piena operatività in caso di carenza di ricambi.
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Dipende. Se per "noi" intendiamo la NATO come soggetto geopolitico, c'è non solo la pazienza ma anche la convenienza a far durare la guerra in Ucraina ancora per il periodo di tempo necessario 1. per dissanguare economicamente la Russia, e 2. per far definitivamente capire a qualche "finto tonto" alleaten teutoniken (Bonvi mi scuserà) che legarsi a doppio filo alla Russia dal punto di vista delle forniture energetiche e dell'interscambio commerciale non è la migliore delle idee. Se invece per "noi" intendiamo l'Europa, che come soggetto geopolitico semplicemente NON esiste (con buona pace dei burocrati di Bruxelles, lato UE), allora dobbiamo tener conto degli umori delle opinioni pubbliche dei diversi paesi e dell'influenza che tali umori possono avere sulla politica locale. All'atto pratico, dato il ragionevole presupposto che per una serie di concretissime ragioni al momento non è possibile percorrere la strada della diplomazia, l'Europa dovrebbe entrare nell'ordine di idee che la guerra in Ucraina durerà a lungo e che come sua diretta conseguenza vi saranno inevitabili ripercussioni di sistema sull'economia europea: siamo in ballo, volenti o nolenti, e dobbiamo ballare. Questo sarà difficile da far accettare alle opinioni pubbliche di diversi paesi europei (Italia e Germania in primis) che per ragioni di convenienza economica ("stavamo tanto bene quando il gas ci arrivava regolarmente dai giacimenti dello zio Vladimiro e quando potevamo vendere le nostre Ferrari agli oligarchi moscoviti") o per totale impreparazione culturale ad affrontare direttamente o indirettamente un conflitto e le sue conseguenze ("evviva la pace, abbasso la guerra" ecc. ecc.) potrebbero manifestare sempre più insofferenza verso la scelta di continuare a stare dalla parte dell'Ucraina supportandola anche militarmente. E non mi stupirebbe se tale insofferenza venga sfruttata da soggetti politici che dovessero ritenere di trarne beneficio elettorale. Per dirla con una citazione da "Black Hawk down"... la situazione è fragile.
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La posta in gioco non è alta solo perché esiste un improbabile ma non eliminabile rischio di escalation nucleare o perché è necessario impedire che la Russia imploda politicamente come conseguenza di una sconfitta militare in Ucraina, ma anche perché se Putin riuscisse in qualche modo a vincere questa folle guerra prendendo l'Europa "per stanchezza", ne risulterebbero conseguenze niente affatto prevedibili per gli equilibri geopolitici a livello planetario. Putin in buona sostanza ha deciso di ribaltare il tavolo da gioco e vedere cosa succede. Per disinnescare questa bomba a orologeria bisognerebbe gestire pragmaticamente la questione Donbass, che è il casus belli più mediatico che sostanziale, per giungere alla conclusione che ormai quella regione non può più essere ricondotta alla completa sovranità ucraina come se nulla fosse accaduto in questi ultimi anni (cosa che in fin dei conti a Kiev non conviene nemmeno, poiché dovrebbe continuare a gestire una serie di rogne infinite), ma che d'altra parte non è nemmeno plausibile accettare come fatto compiuto i referendum farsa e la barzelletta dell'unificazione con la Russia (la quale del resto non dispone nemmeno delle risorse economiche per ricostruire il livello minimo di vivibilità di un territorio letteralmente devastato dalla guerra). Servirebbe una soluzione stile Kosovo con una forza di peace enforcing prima e di peace keeping poi sotto egida ONU e con contingenti di interposizione politicamente accettabili sia da Kiev che da Mosca, qualcosa che cristallizzi una sorta di autonomia amministrativa di quegli oblast per tutto il periodo di tempo necessario (anni, se non decenni) a far decantare i rancori etnici che oggi sono strumentalizzati politicamente da entrambe le parti in causa senza che questo possa essere interpretato come una sconfitta né da parte ucraina e né da parte russa. Ma il problema è che l'ONU è ormai solo l'ectoplasma di sé stesso, e non riesco a vedere in giro nessun'altra entità sovranazionale che possa considerarsi realmente terza ed equidistante fra i due litiganti.
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Alquanto originale la reazione della diplomazia cinese, che "protesta" per non essere stata avvertita dell'intenzione statunitense di abbattere il pallone ma che a sua volta non si è affatto preoccupata di avvertire gli USA che un loro pallone, forse fuori controllo, avrebbe sorvolato lo spazio aereo americano. Pechino invierà a Washington la fattura per il rimborso dei danni derivanti dalla perdita dell'aeromobile?
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Una singola batteria SAMP/T proteggerebbe una... "parte cospicua" del terreno ucraino?
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Ho trovato questo articolo in cui, fra le solite stucchevoli banalità qualunquistiche, si fa cenno alla ipotesi del refurbishing dei Leopard 1 italiani considerandola poco plausibile. Allego screenshot della parte significativa dell'articolo, presumendo che la "fonte del ministero" sia attendibile.