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Hobo

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  1. Il Tu-22M, il B-1, il Tu-160 sono aerei che come concezione e impiego si rifanno a una quarantina d'anni fà... I cinesini corrono a dotarsi di ASBM per chiudere e difendere i passaggi obbligati dove devono passare le loro preziose petroliere che devono alimentare le caldaie della loro mostruosa economia in ascesa. La Cina ha una gran sete di petrolio e non ne ha sottomano, di conseguenza il traffico petrolifero è di fondamentale importanza per loro e va difeso. USA e URSS non si sono dotati di ASBM perchè erano LORO le potenze navali oceaniche con mire strategiche e quindi da chi si dovevano difendere? L'ASBM mi sa di arma difensiva di chi non ha i mezzi marittimi per opporsi, con armi più o meno convenzionali, su un piano di parità con una grande potenza navale come gli USA. La morale è sempre quella antica dei tempi andati, dai Fenici in poi: chi domina il mare, domina tutto e gli altri si devono solo difendere come possono, in questo caso con gli ASBM (ammesso che uno sia così scemo da fare la guerra alla Cina con missili e portaerei, ma viste le grandi "menti" che si sono succedute in certi posti negli ultimi 9 anni nun me stupirei più de niente: a sto punto ao ce posso annà io alla Casa Bianca? Tranquilli che me ricordo de l'amici.... Ce damo un paio di feste come dico io, scommetti che pure i "Talibani" escono co l'sorriso su la bocca?).
  2. A se l'ha detto LaRussa................. Perchè per il "volo folle" volete tenere il 339?
  3. Qualcuno ha visto il vecchio film "Il Gigante"? E' la storia di uno sfigato morto di fame schiavo di una famiglia di miliardari allevatori di vacche che subisce (o crede di subire) tutte le umiliazioni di questo mondo e che all'improvviso scopre di dormire sopra un lago, anzi sopra un oceano di ottimo petrolio leggero... Di colpo diventa un magnate del petrolio e si fa beffe di quelli che prima gli stavano sopra, umiliandoli in tutti i modi: un ometto insignificante che però ha il suo giorno fortunato. Il signore in questione si da il caso che abbia scoperto da poco di avere sotto la sabbia del suo paese uno dei migliori tipi di petrolio del mondo, senza contare il gas. Finchè noi avremo bisogno del suo petrolio e del gas abbiamo davanti a noi due scelte più una terza: 1) Facciamo buon viso a cattivo gioco, ingoiamo i rospi che ci serve su un piatto d'argento, ma facciamo andare le nostre auto e centrali elettriche. 2) facciamo i duri, ma battiamo i denti dal fretto (e al buio oltretutto). La terza scelta me la tengo per me perchè nun se po' più ffa... P.S. personale. Mi risulta che nel secolo scorso la Libia era italiana. Confesso che ancora non ho capito bene se è stato perchè non c'erano i mezzi, o perchè siamo cretini del tutto che non ci siamo accorti che sotto quello "scatolone" di sabbia, c'era un mare di petrolio. Mah.
  4. E' uno dei due C-17 delle Forze Armate del Qatar anche se ha livrea della compagnia civile, l'altro ha livrea militare grigia. Sono operativi tutti e due e mi apre che hanno matricola civile e militare, come molti An-22, Il-76 e An-124 russi. Scherzi, la pista ha addirittura i cinesini ai lati: è preparatissima! Il C-17 ha operato da piste molto meno "semipreparate" di quella, anche se quella rende bene l'idea.
  5. Hobo

    SR-71 Blackbird

    Si però ocio che l'SR-71 aveva un profilo di missione che in genere lo teneva fuori portata dalle armi terra-aria nemiche, specie quando usava le scansioni laterali. Calcola una semisfera: io ci posso volare attorno e perfino sopra senza entrarci direttamente.
  6. Hobo

    battaglia di leyte

    Ho cercato qua e là cercando di dare un'idea delle forze in campo cominciando dalla flotta giapponese a Leyte. La battaglia aerea di Formosa, preludio alla conquista delle Filippine, si conclude con uno schiacciante successo americano. I giapponesi però incredibilmente la dipingono in patria come una vittoria e addirittura l’ammiraglio Toyoda ordina a un attonito Fukudome di usare i caccia e i bombardieri rimanenti per inseguire le portaerei americane. Fukudome è allibito: semplicemente la sua 6° forza aerea non ha più aerei da mandare contro gli americani! Il Sol levante ha perso 500 velivoli che non potrà rimpiazzare in alcun modo e che non potranno ora essere mandati a combattere nelle Filippine. All’alba del 17 ottobre, al sorgere del sole, nel Mar delle Filippine fa la sua comparsa il più grande convoglio da sbarco di tutta la guerra nel Pacifico: 420 navi da trasporto e 157 navi da guerra, con più di 250.000 uomini a bordo, si dirigono verso il golfo di Leyte sparpagliate su una superficie di migliaia di miglia quadrate. Solo la forza della natura riesce a fermare lo sbarco. Una settimana circa di cattivo tempo, che in quella stagione e in quella regione del mondo significa una sola cosa: tifone, fa rimanere i Marines a bordo delle loro navi e così solo alle prime luci del 20 ottobre 1944 inizia l’invasione terrestre delle Filippine. Le Filippine emergono dall’oceano 400 miglia al largo del continente asiatico e 200 miglia a sud di Taiwan. Diverse isole dell’arcipelago, soprattutto Luzon, Mindanao e Leyte, rappresentano approdi ideali in acqua riparate e altrettanto ideali basi per aerei. Leyte soprattutto è particolarmente importante per il suo golfo che è un porto naturale e per la sua posizione nel cuore dell’arcipelago. Le Filippine sono lontane dal Giappone e l’oceano ormai non parla più giapponese, ma americano. E’ umanamente impossibile difendere tutte le coste e le isole filippine. La dura realtà per i giapponesi è che essi non hanno più una Marina in grado di ottenere la superiorità aeronavale e soprattutto il Sol Levante non è riuscito a rimpiazzare le preziose portaerei distrutte dagli americani. Per cercare di metterci una pezza (insufficiente), si ripara in grande fretta la portaerei Zuikaku (veterana di Pearl Harbour) e addirittura si modificano le vecchie corazzate Ise e Hyuga, rimuovendo le due grandi torri poppiere e sostituendole con un ponte di volo e trasformandole a tempo di record in bizzarre corazzate-portaerei. Questo la dice lunga sulla criticità in cui si ritrova la Marina imperiale. Insieme con la Ise, la Hyuga e la Zuikaku, anche le portaerei leggere Chyoda, Chytose, Junyo e Ryujo e la loro scorta vanno a ricostituire la famosa 3° Flotta imperiale. L’ammiraglio Tokyzaburo Ozawa, che ha conquistato le Indie Olandesi, ne assume il comando; ha 58 anni. Le Filippine vanno difese fino all’ultimo uomo: in esse si giocano i destini stessi del Giappone e ogni marinaio e ogni soldato giapponese lo sanno. Così, mentre a terra inizia un’accanita battaglia per le Filippine che si protrarrà per mesi, il 20 ottobre anche sul mare si scatena un gigantesco scontro aeronavale. L’obbiettivo primario della Marina imperiale è di distruggere i trasporti e i mezzi da sbarco nel golfo di Leyte. L’obbiettivo degli americani è di impedirglielo e di attirare la Flotta imperiale in uno scontro aperto, per distruggerla. A causa degli aerei americani e della complessità dell’arcipelago che si vuole difendere, il piano giapponese è abbastanza complesso. Composizione della Flotta giapponese alla battaglia di Leyte: I) Gruppo Nord, Ozawa: Navi portaerei d’attacco: Zuikaku Navi portaerei leggere: Zuiho, Chytose, Chyoda Navi da battaglia: Ise e Hyuga (parzialmente convertite in portaerei) Incrociatori leggeri: Tama, Isuzu, Oyodo. Caccia di scorta : 10 Aerei imbarcati: 106, di cui 80 caccia e 32 bombardieri. II) Gruppo-2 (Gruppo sud), Shima: Incrociatori pesanti: Nachi e Hashigara Incrociatori leggeri: Abukuma Caccia di scorta: 7 III) Prima Forza d’Attacco (Kurita): III-A) gruppo-A, Kurita: Navi da battaglia: Yamato, Musashi, Nagato Incrociatori pesanti: Atago Chokai Takao Maya Myoko Haguro Incrociatori leggeri: Noshiro Caccia di scorta: 9 III-B) gruppo-B, Suzuki: Navi da battaglia: Kongo e Haruna Incrociatori pesanti: Kumano Suzuja Tone Chikuma Caccia di scorta: 6 III-C) gruppo-C (gruppo sud della prima forza d’attacco), Nishimura: Navi da battaglia: Fuso e Yamashiro Incrociatori pesanti: Mogami Caccia di scorta: 4 Salta agli occhi la carenza di portaerei, soprattutto di grandi portaerei (c'è solo la Zuikaku). Gli incrociatori pesanti classe Nachi (Nachi, Ashigara, Haguro, Myoko): 15.700 tonnellate per 32 nodi; 10 pezzi da 203/50 in 5 torri, tre aerei. Gli incrociatori pesanti classe Mogami (Mogami, Suzuya, Kumano, Mikuma): 14.800 tonnellate, 35 nodi, 10 pezzi da 203 mm (iniziale 15 da 155!) e tre aerei. Gli incrociatori pesanti classe Chokai (Chokai, Atago, Takao e Maya) dislocavano 15.000 tonnellate e facevano i 36 nodi. Avevano un poderoso armamento principale basato su ben 10 pezzi da 203 mm in cinque torri, di cui tre a prora. La componente aerea era ottima, con posto per tre aerei più un quarto smontato a centro nave. Potente, come su tutte le navi giapponesi, la componente silurante, con ben 8 tubi per siluri da 610 mm (i famosi siluri a lunghissima autonomia). Gli incrociatori pesanti classe Tone (Tone e Chikuma) erano navi eccellenti caratterizzate da un’isolita disposizione “tutto avanti” dell’armamento principale (8 pezzi da 203 mm) in quattro torri binate tutte messe a prua del torrione. Il motivo era che a poppa questi incrociatori avevano una notevole componente aerea da ricognizione e un hangar, con due catapulte e 5 idrovolanti a lungo raggio. I Tone dislocavano 14.000 tonnellate e facevano ben 35 nodi. Un incrociatore classe Tone, notare la disposizione dell'armamento principale e degli aerei: Le navi da battaglia classe Yamato rappresentano ancora oggi il punto di massima espressione della corazzata moderna subito prima che la guerra aeronavale e l’aereo decretassero la fine della nave di linea. La classe avrebbe dovuto comporsi di almeno quattro unità gemelle: ne vennero impostate tre e completate due (Yamato e Musashi), mentre la terza unità venne convertita in portaerei (la Shinano: una portaerei dotata di una corazzatura mai vista prima) mentre ancora era sullo scalo. I materiali della quarta unità, impostata, ma mai completata, vennero destinati ad altri scopi. Tutto sulle Yamato era eccessivo ed era il meglio che la tecnologia navale moderna potesse esprimere. Le dimensioni e le caratteristiche di queste navi comportarono una sfida per la stessa industria giapponese. Si dovette costruire apposta una nave speciale, la Kashino, che trasportasse le tre gigantesche torri principali e le artiglierie dei massimi calibri delle Yamato dalla fabbrica fino agli scali di costruzione delle tre navi, negli arsenali di Kure (Yamato e Shinano) e Nagasaki (Musashi). Si dovettero poi allungare e riprogettare i bacini di carenaggio e le gru, per adattarli alle dimensioni delle nuove corazzate in costruzione. Le Yamato erano lunghe 263 metri (il Titanic arrivava a 268), larghe 39 metri e dislocavano ben 73.000 tonnellate a pieno carico (il triplo delle precedenti navi di linea). Imbarcavano nove enormi pezzi da 460/45 in tre torri trinate e facevano più di 27 nodi (tanto per navi così pesanti). Lo spessore della cintura corazzata verticale superava i 400 mm, mentre la protezione delle torri principali superava i 600 mm di spessore nel frontale. La cintura corazzata delle Yamato correva a centronave per 140 metri, sporgeva 5 metri fuori dall’acqua ed era inclinata all’esterno di 20°. Il cannone navale 460/45 sparava un proiettile perforante-esplosivo da una tonnellata a 41.400 metri. Nonostante la loro unicità e le insuperate caratteristiche di protezione e armamento, anche le Yamato alla fine chinarono il capo dinnanzi all’aereo. La Yamato in allestimento a Kure: Una classe Yamato in navigazione di guerra: La nave portaerei Zuikaku era, con la gemella capoclasse Shokaku, la migliore portaerei giapponese al momento dell’attacco a Pearl Harbour. Le Shokaku erano lunghe 257 metri e dislocavano 31.325 tonnellate a pieno carico. La velocità era ottima, superando i 34 nodi. Le navi disponevano di un’officina e di un hangar disposti uno sopra all’altro sotto il ponte di volo. Caratteristica comune erano i due fumaioli sul lato dritto, che tipicamente erano inclinati sul piano orizzontale. Questo rendeva il ponte di volo più sgombro senza i due fumaioli verticali, però aveva il difetto di mandare i fumi sulla coperta se il vento tirava di lato e non si vedeva più nulla finchè la nave non virava. Le Shokaku imbarcavano in ordine di battaglia 72 aerei. La cosa grave che si rivelò fatale era che il ponte di volo non era corazzato. La Zuikaku nel 1941: La fine della Zuikaku, battaglia di Capo Engano, 25 ottobre 1944; la grande nave si capovolge: La portaerei leggera Zuiho deriva dalla traformazione della nave appoggio sommergibili Takasagi, trasformata sullo scalo in portaerei (Zuiho). Anch’essa aveva il tipico fumaiolo orizzontale sul lato dritto. La nave era una portaerei leggera da 15.300 tonnellate lorde per 28 nodi di velocità. La protezione era praticamente nulla. Portava 30 aerei. Una famosa immagine della Zuhio: la portaerei accosta sulla dritta in velocità nel tentativo di sottrarsi agli attacchi aerei americani, il 25 ottobre 1944. Notare i fumaioli orizzontali sulla dritta. La corazzata Ise (e la gemella Hyuga). La Ise fu impostata nel 1915 come capoclasse di una nuova serie di corazzate monocalibre giapponesi. Era una grande nave, lunga 208,2 metri e di ben 32.063 tonnellate di stazza lorda. Originariamente imbarcava ben 12 pezzi da 356/45 in sei grandi torri, due delle quali disposte a centronave, dopo il fumaiolo poppiero e prima dell’albero di poppa. Ise e Hyuga parteciparono alla Grande Guerra e furono rammodernate due volte, nel ’34 e nel ’42, con cambiamenti anche nell’apetto generale. Nel ’42 vennero parzialmente convertite in portaerei, con la rimozione delle torri di poppa. La Hyuga convertita a metà in corazzata-portaerei, notare che ha mantenuto le due torri centrali: Fonti: Wikipedia. "La Seconda guerra Mondiale- Una Storia di Uomini". E. Biagi. 1980-86. "Storia della Marina". Fabbri. 1978.
  7. La guerra semplicemente non andava fatta per l'Italia. (Vedi Spagna, però la Spagna è stata paradossalmente favorita rispetto all'Italia: la guerra cicile spagnola aveva lasciato il paese in uno stato tale che nessuno sano di mente voleva più sentir parlare di altre guerre, manco i franchisti). Il discorso sulla presunta mediocrità dei capi è troppo vasto e complesso, mi limito a dire che non credo che i nostri capi siano mai stati mediamente dei mediocri: è che in realtà hanno sempre altri fini, come dire, più "personali" e così quello che rimane e che dovrebbe essere la parte più importante va in vacca. Inoltre come ho già detto noi italiani siamo dei solisti, di conseguenza quando dovremmo fare gruppo non lo facciamo abbastanza: questa secondo me è una tragedia che pone i nostri governanti davanti a un problema insolubile, governare un paese ingovernabile. Mi pare che fu proprio Mussolini a dire che governare l'Italia non è impossibile: è inutile.
  8. C'è da piagne no da ride.... per vari motivi. Comunque a onor del vero la Libia non è la sola che tira addosso ai nostri pescherecci, molti paesi lo facevano e lo fanno. Dovevate vedere l'Albania dei bei tempi andati: quella era una cosa da vedere... I libici sono ragazzini che si divertono a confronto.
  9. Quasi tutto giousto? Evvai inizio a prenderci alora! Comunque mi ricordavo bene. F-104 vel. di salita iniziale 244 m/s F-16 vel. salita iniziale 254 m/s
  10. Hobo

    battaglia di leyte

    Mari del Sud. Le Filippine sono un grande arcipelago montuoso e ricoperto di fitta foresta tropicale e composto da ben 7.107 tra isole ed isolotti. Per chi guarda la carta della Filippine, si vede subito che ci sono solo due grandi isole principali: Luzon a nord e Mindanao a sud, che comprendono al centro una gigantesca miriade di isole più piccole (come Palawan, Mindoro, Sibuyan, Masbate, Panay, Negros, Cebu, Bohol, Leyte, Samar, Dinagat, Sarigao, Sulu) che individuano tra loro golfi, stretti e canali che conferiscono alle Filippine la più lunga linea costiera del mondo: 36.289 chilometri, assolutamente impossibile da difendere nella sua interezza. Le Filippine sono bagnate sostanzialmente solo da due grandi mari, uno a est dell’arcipelago, che è il Mar delle Filippine (Pacifico) e uno a ovest, che è il Mar Cinese Meridionale. A nord dell’arcipelago c’è lo stretto di Luzon che separa le Filippine da Taiwan, a sud c’è il Mar di Celebes, compreso tra Mindanao, Borneo e Celebes (Sulawesi). Infine, L’arcipelago delle Filippine ha un suo “mare interno” che è il Mar delle Sulu, un quadrilatero di oceano compreso tra Filippine e Borneo, separato dal Mar Cinese Meridionale (a nord) dall’isola di Palawan e a sud è separato dal Mar di Celebes dall’arcipelago delle Sulu. A fine ’44, il generale Mac Arthur decide (senza avere tutti i torti) che le Filippine non possono essere abbandonate a sé stesse e vanno liberate prima di dirigersi direttamente su Taiwan e il Giappone. Inoltre, è dal dicembre del 1941 che il contingente americano e inglese del generale Wainwright, rimasto a morire di fame nei campi di prigionia giapponesi nelle Filippine, attende di essere liberato: bisogna fare qualcosa e Mac Arthur e Nimitz fanno qualcosa. A metà giugno si combatte la battaglia aeronavale del Mar delle Filippine, che si conclude con la sanguinosa sconfitta della 3° Flotta Imperiale giapponese. A fine estate 1944 gli ammiragli Halsey e Mitscher ricevono ordine di trasferire nel Pacifico centrale la task force 38, un gigantesco gruppo da battaglia comprendente 17 portaerei, sei corazzate, tredici incrociatori e una sessantina di cacciatorpediniere. Una dopo l’altra le posizioni giapponesi iniziano ad essere martellate senza pietà, i loro aerei distrutti in aria, o al suolo. E’ una pioggia di fuoco che si abbatte sui soldati del Sol Levante, i quali possono ben poco. Per mantenere sicure ed agevoli le linee di comunicazione che collegano le Filippine (ancora giapponesi) verso nord con Saipan e Guam nelle Marianne e verso sud con la Nuova Guinea, il 15 settembre i Marines vengono fatti sbarcare a Morotai (nelle Molucche) e a Pelelieu, nelle Palau, che cadranno definitivamente in mano americana l’11 ottobre. Se Morotai cade in mani statunitensi in modo relativamente “facile”, la battaglia per le Palau è invece terribile, si calcolano 1589 colpi di arma leggera e pesante sparati per ogni giapponese ucciso; sullo sperduto arcipelago cadono 1121 Marines, i quali, assurdamente, si trovano addirittura al centro di un’incredibile polemica con la Marina e l’Esercito che li accusano di essere troppo “cauti” e di metterci troppo a spazzare via i nipponici! I Marines non possono credere alle loro orecchie: da due anni muoiono a migliaia su scogli dimenticati da Dio in mezzo al Pacifico, falcidiati dai giapponesi, ma anche da un clima tropicale infernale, dai serpenti, dalla malaria e dal morso di insetti letali e ora gli si dà anche dei vigliacchi! Si apre una vera frattura quasi insanabile tra i Marines e la Marina, devono intervenire gli alti comandi per rimettere insieme i cocci, ma ormai il vaso si è rotto e non sarà più come prima. Iniziano addirittura incredibili e misteriosi atti si sabotaggio. Sulla bacheca delle operazioni, nella mensa ufficiali dell’ USS Repulsive, compare un messaggio di auguri che la dice lunga sullo stato delle cose: “Maledetti disgraziati fottuti! Spero che la nave si becchi nella pancia un bel siluro giapponese!”, firmato USMC. Pochi giorni dopo, Mitscher porta le sue portaerei a soli 80 Km da Luzon e lancia quattro potenti attacchi aerei su Manila e sui suoi aeroporti, distruggendo le piste a Nichol Field e a Clark Field e annientando un paio di centinaia di aerei nemici: l’ammiraglio Halsey a questo punto sottopone la questione dell’invasione filippina a Roosevelt e Churchill, riuniti a Quebec, i quali danno semaforo verde a tutta l’operazione. Gli americani, consci della loro enorme superiorità, iniziano ad impegnare i giapponesi in una serie di attacchi continui che non danno più tregua, in modo da attaccare in più punti e senza interruzione, cosicchè il nemico non abbia più la forza di riorganizzarsi, ma si dissangui irrimediabilmente. Il 21 settembre Halsey e Mitscher attaccano la baia di Manila, abbattendo 110 aerei nemici, distruggendone altri 95 al suolo e affondando o danneggiando 12 navi. Il 23 settembre, altri 36 aerei giapponesi vengono distrutti e 22 navi affondate o danneggiate nella battaglia delle isole Visayan, al largo di Panay. Il 24 e il 25 settembre gli americani ritornano su Manila: il Sol Levante perde ben 400 aerei e 105 imbarcazioni. Il 10 ottobre l’US Navy attacca a nord, lungo l’arcipelago delle Ryukyu e altri 89 aerei nipponici e 58 navi giapponesi vengono distrutti. Ma non basta, per assicurare una maggior tranquillità ai convogli diretti sulle spiagge di sbarco filippine, tra le Filippine e la Cina orientale gli americani procedono all’impegno e distruzione del maggior numero di aerei nemici che possono, provocandoli a levarsi in volo e annientandoli in aria, in modo che non possano più essere usati contro lo sbarco ormai imminente. Tra il 10 e il 12 ottobre, almeno quattro portaerei americane lanciano i loro aerei conro le basi dell’aviazione nemica a Okinawa e a Taiwan. Su quest’ultima isola, i piloti americani incontrano la resistenza più dura che abbiano trovato da più di due mesi a questa parte: contro di loro si alzano in volo i 200 caccia giapponesi della 6° forza aerea dell’ammiraglio Fukudome; ha luogo la grande battaglia aerea di Formosa (Taiwan) in cui i giapponesi si sacrificano come samurai.
  11. Ieri sera se ne vedeva uno sulla serie televisiva NCIS. Chissà se per l'MB-346 ci hanno pensato alle portaerei. Il 339 può fare quasi tutto quello che fa l'Hawk, ma è meno potente e meno veloce (e te pareva...).
  12. Mi associo, io sto un po' più in su di te, ma sempre marchigiano (di adozione). Dovrebbero venire da Ghedi. Vanno dal mare a terra e ritorno, a volte posano le rote a Falconara, altre lo fanno di notte come due o tre giorni fà. Sono due in genere, sfalzati di circa un chilometro e con la livrea grigio chiaro vero?
  13. Ne dubito: l'Unione Sovietica non c'è più da 20 anni, molte cose sono cambiate. E poi secondo me il paragone con l'F-35 non regge molto, il T-50 mi pare un bireattore da superiorità aerea da 30 tonnellate, da confrontare con F-22, Typhoon e Rafale. L'F-35 è un monomotore che pesa un 30% in meno del T-50 e dell'F-22 ed è più assimilabile ai caccia tattici come l'F-16.
  14. Hobo

    B-1 Centauro (versione corta)

    Bel mezzo, ma che vuol dire "versione corta"?
  15. Tutto vero, ma soprattutto il motivo è che la Francia e l'Inghilterra, ma soprattutto la Francia, hanno saputo proteggere e coltivare un'ottima industria aerospaziale nazionale: CHAPEAU davanti a sua maestà Dassault e all' Aéronavale francesi e al modo in cui i francesi hanno sviluppato la loro industria nazionale anche a costo di sembrare impopolari. Roba che noi ce la sognamo la notte: bel risultato dell'acume delle nostre classi politiche degli ultimi 60 anni...
  16. Hobo

    battaglia di leyte

    Per capire cosa porta gli americani alle Filippine, meglio riassumere il loro percorso nel Pacifico dopo Midway. All’epoca e fino al 1942, i giapponesi hanno conquistato in estremo oriente un impero immenso (“Il Nuovo Ordine Mondiale”, o “Sfera di co-prosperità”) che si estende comprendendo un immenso quadrilatero di superficie terrestre. Questo “quadrilatero” sconfinato va, in senso antiorario, dal Giappone alla Manciuria attraverso le due Coree, passa per Hong Kong, Indocina, Thailandia e Birmania, arrivando fino a sfiorare il delta del Gange in India; si dirige poi a sud, fino a Sumatra, Giava e Timor, costeggiando l’Australia, passa per la Nuova Guinea e le Salomone e, a livello dell’arcipelago delle Gilbert (in pieno Pacifico), piega bruscamente a nord lungo una linea retta che taglia a metà l’oceano subito ad ovest della Linea di cambiamento di data, fino ad arrivare alle Aleutine (Kiska e Attu), per poi ritornare in Giappone dopo aver attraversato Sahalin (strappata ai russi). E’ un impero marittimo gigantesco che minaccia di espandersi ancora verso l’India e l’Australia ed in cui il Giappone basa la sua potenza su una fittissima rete di rotte commerciali attraverso le quali dalla periferia dell’impero le navi nipponiche trasportano verso la madrepatria le materie prime e le ricchezze delle terre occupate. Su tutto e su tutti vegliano la Marina imperiale e la Kido Butai, la strapotente flotta combinata giapponese, che, spazzati via inglesi e olandesi, mira ora a cancellare la presenza americana da tutto il Pacifico occidentale. Lo scontro aeronavale di Midway (4-6 giugno 1942) rappresenta simbolicamente il punto d’inversione in tutto questo: i giapponesi rinunciano a scacciare gli americani dal Pacifico, perché semplicemente non possono più farlo e si irrigidiscono sulle loro posizioni in una strategia di logoramento. Dopo Midway, gli americani passano dalla difensiva all’offensiva. Le forze marittime e terrestri statunitensi lavorano in strettissima collaborazione tra loro, anche se con qualche attrito. Gli ammiragli King e Nimitz si occupano delle operazioni aeronavali, il generale Mac Arthur risponde delle operazioni terrestri: il Pacifico diventa (purtroppo per loro) il “tempio” dei Marines. La strategia è scacciare i giapponesi da alcune isole-chiave e costruirci delle piste per gli aerei, per appoggiare il balzo successivo. In questo modo, di isola in isola, gli americani cominciano a scalzare gli avamposti dell’impero giapponese; contemporaneamente sul mare, anzi, sotto, i sommergibili americani cominciano a fare con le navi giapponesi quello che gli U-boot tedeschi fanno con i convogli alleati nell’Atlantico settentrionale, strangolando i rifornimenti marittimi del Giappone. Gli americani hanno capito che l’impero nipponico si basa sui traffici marittimi e li colpiscono, inoltre evitano se possibile di attaccare i capisaldi nemici dove sono più forti, ma li aggirano tagliandoli fuori e lasciandoli a “seccare sul ramo”; è la classica tattica aggirante a tenaglia, ma applicata in una guerra che “…ora abbraccia terra e mare in proporzioni mai viste prima”. La prima azione offensiva dell’ammiraglio King, dopo Midway, è la conquista delle isole Salomone, a est della Nuova Guinea. Inizia la terribile battaglia di Guadalcanal, tra la fine del ’42 e gli inizi del ’43 e che per i giapponesi si risolverà nella “Stalingrado del Pacifico”. Successivamente e dopo aver occupato insieme con gli australiani Papua, Gona, Buna e Sanananda, in Nuova Guinea, gli americani mirano a Rabaul e all’arcipelago delle Bismarck. Il secondo passo muta direzione e King stabilisce per prima cosa la conquista delle isole Gilbert, poi delle Marshall (Majuro, Eniwetok, Kwajalein), delle Caroline (base giapponese di Truk) e infine, nel luglio 1944, delle Marianne (battaglie di Guam, Saipan e Tinian, da dove partirà l’”Enola Gay”), nel mezzo delle distese sconfinate del Pacifico centrale, questo per dare mano libera all’US Navy attraverso l’oceano e per avere piste per i B-29. Le Marianne sono considerate da King il presupposto al balzo diretto verso il territorio giapponese. I giapponesi lo sanno e predispongono uno sforzo gigantesco per difendere le Marianne (ed indirettamente il Giappone) lungo un enorme “anello” di difesa esterna che va da Sumatra-Giava-Timor-Nuova Guinea occidentale-Palau-Marianne. Nella battaglia per le isole Marianne, i giapponesi gettano quasi tutta la loro forza aeronavale, di cui gli americani faranno strage (“tiro al piccione delle Marianne”), perché ormai i piloti giapponesi esperti sono tutti morti e quelli nuovi non sono abbastanza addestrati. Le Marianne vedono tra l’altro il trionfo del caccia americano F-6F Hellcat, che fa tramontare il mito dello Zero. Conclusa vittoriosamente la battaglia delle Marianne, gli americani si predispongono alla riconquista delle Filippine, ma non prima di aver durissimamente colpito per indebolirla, con una grande offensiva aerea (task force 38, ben 17 portaerei, scortate da corazzate e incrociatori), l’aviazione terrestre giapponese basata a Formosa (Taiwan) e nelle isole Ryukyu, che sono ormai territorio metropolitano giapponese (10-13 ottobre 1944), in modo che i nipponici non possano inviare rinforzi aerei nelle Filippine: è questo il preludio al grande scontro aeronavale di Leyte (20-24 ottobre 1944).
  17. Hobo

    battaglia di leyte

    Bah visto che non si fa avanti nissuno... Leyte è un' isola delle Filippine dove a fine ottobre del '44 si svolse la più grande battaglia navale (aeronavale) di tutti i tempi, nell'ambito della riconquista americana del gigantesco arcipelago. Per alcuni l'isola ha la forma di un dente molare, per altri somiglia a molte altre cose. La battaglia si svolse nel Golfo di Leyte perchè i giapponesi tentarono di attaccare il traffico dei trasporti americani coinvolti negli sbarchi sulle isole Filippine. Nella "Battaglia del Mar delle Filippine" o "Delle Filippine" per la prima volta aerei giapponesi con uomini a bordo si buttarono deliberatamente sulle navi americane, dando vita al mito dei "Kamikaze". Secondo molti storici, complessivamente la riconquista americana delle Filippine, nonostante si sia conclusa con un successo statunitense, è stata in realtà un inutile spreco di soldi, di vite e di mezzi, in quanto le forze aeree strategiche e le forze navali americane, ragionando in termini di aerei e di navi, avrebbero potuto tagliare obliquamente a nordovest direttamente verso il Giappone e assaltando i giapponesi a Formosa (odierna Taiwan) e tagliando di fatto fuori tutti i giapponesi nelle Filippine senza scontri diretti su quelle isole (passando per l'ipotenusa di un triangolo retto anzichè per i due cateti), ma Mac Arthur aveva giurato ai filippini (e a sè stesso probabilmente) che sarebbe ritornato a scacciare i giapponesi (nel '41, dalla silurante con cui stava evacuando Corregidor, Mac Arthur aveva dichiarato: "Sono stato qui, ritornerò!") e il generale americano ormai gode di un prestigio tale che si disegna da sole le uniformi e perfino i comandi della flotta combinata statunitense davanti a lui devono chinare la capa (di malavoglia). Nello scontro di Leyte entrarono in azione per la prima volta anche le due gigantesche supercorazzate da battaglia giapponesi Yamato e Musashi (gemelle) che per la prima volta aprirono il fuoco con i loro enormi cannoni dal calibro mostruoso di 460 mm (un proiettile dei quali, da solo, pesava più di sei tonnellate, come sei utilitarie). La Musashi venne affondata dopo essere stata centrata da almeno 12 siluri e da non so quante bombe e dopo essere andata alla deriva e aver bruciato per tutto il giorno il 24 ottobre 1944.
  18. Più che il decollo verticale, a bordo è importante l'atterraggio verticale (Short Take Off Vertical Landing).
  19. Spero di non sparare troppe balle. La portanza fa volare l’aereo perché vince il peso, non è che è poca o molta: se è poca l’aereo non vola. Mi pare d’aver capito che essa dipende da angolo d’attacco e velocità. Se cala la velocità, entro certi limiti posso aumentare l’angolo d’attacco per avere la stessa portanza. Se è “poca” l’aereo semplicemente non vola. Il carico alare. Qua per me è difficile. Dovremmo partire dalle formule ma mi ci incarto di sicuro. Premessa: l’F-104 fa parte della generazione in cui i caccia dovevano avere altissime prestazioni e il loro progetto seguiva la ricerca della minima resistenza, della massima velocità orizzontale e di salita. Le prestazioni di virata non dovevano essere esasperate, infatti questi aerei erano pensati “solo” per arrampicarsi sotto guida radar, mettersi nella posizione migliore, indicata e raggiunta tramite computer d’intercettazione e lanciare dei missili guidati. Non dovevano sostenere accaniti duelli manovrati. Gli aerei ad alte prestazioni, anzi ad altissime prestazioni, di quella generazione hanno praticamente tutti carichi alari elevati, ali "piccole" e sottilissime (3 cm per il 104!), fusoliera secondo regola delle aree e questo valeva per tutti: F-101, F-104, F-105, F-84F…. Da quel che c’ho capito io, il carico alare è legato strettamente alla velocità: un alto carico conferisce maggiore velocità a parità di ala e di angolo d’attacco e di profilo alare, ma allo stesso tempo un alto carico alare dovrebbe necessitare di una velocità superiore per volare. Se aumenta il carico alare, la velocità dovrebbe aumentare (compresa quella di stallo, il che significa che l'aereo deve atterrare più veloce), inoltre, l’ala ad alto carico del 104 per esempio raggiungeva la massima efficienza alare alle alte velocità. Questo la dice subito lunga sul fatto che il 104, il 101, il 105 erano tutti aerei che davano il meglio di sé a regimi bisonici. Il profilo alare del 104 era così sottile che c’era un aneddoto che diceva che era tagliente e a terra andava coperto sennò poteva segare teste. Ovviamente non era vero, ma questo per rendere l’idea. Con le ali con profili di quella volta poi un elevato carico alare conferiva anche migliori capacità ognitempo, perché l’aereo poteva volare stabilmente senza salire o scendere attraversando correnti d’aria di temperatura e direzioni diverse (come succede a basse quote), perché un alto carico alare è come un “ancora” che stabilizza l’aereo, anche se per lo stesso motivo non gli dà eccelse prestazioni di virata. Il carico alare dovrebbe essere legato anche alle resistenze che si oppongono all'aereo e che sono dovute sia alla sua forma sia al suo avanzamento nel fluido che è l'aria, ma qua non mi ci avventuro per niente ci vorrebbe l'ingegnere. Mi azzardo a "sussurrare" solo che a velocità subsonica una grossa parte della resistenza indotta, al contrario di quel che crede la gente, non è dovuta tanto alla forma del davanti, ma alla conformazione del "di dietro" dell'aereo e dell'ala, cioè a come si formano i vortici dopo il passaggio di ala e fusoliera. Ma non so se ho detto bene.
  20. Quando si ammazza la gente, non mi diverto più. Se deponevano Mussolini, perdevano la gallina dalle uova d'oro, Balbo e Re compresi. L'errore (e la colpa suprema) di Mussolini secondo me a dirla tutta non è stato tanto compromettersi con Hitler, ma l'aver dimenticato i tratti del DNA italiano. Noi italiani la guerra la facciamo benissimo, MA solo se è qualcosa di personale, qualcosa insomma in cui abbiamo un qualche interesse concreto; odiamo le regole e le cose imposte. Presi singolarmente siamo da sempre i migliori soldati del mondo, come gli albanesi e i rumeni, ma siamo anche dei solitari, anzi, meglio, dei "solisti", non ci va ne ci frega nulla di suonare in una banda. Invece, una volta "massificati" e ridotti a mero sistema impersonale, come avrebbe voluto far credere il regime, perdiamo ogni interesse nella cosa e tutto si sfalda e non tiene più. Questo Mussolini come italiano DOVEVA saperlo e avrebbe dovuto tenerne conto. Le abbacinanti vittorie del Fuhrer invece lo accecarono e il Duce forse scambiò la guerra per qualcos'altro.
  21. Si lo so che si numerano da sinistra, mi sono incartato ricordando (male) quello che mi disse un vecchio pilota di DC-10. Un altro pilota mi ha invece confermato: il motore centrale dei trireattori è il numero 2, infatti avevo usato il condizionale. L'uso dei reverse in Europa è soggetto a limitazioni antirumore a seconda di varie cose come il tipo di pista, regole aeroportuali e condizioni di volo (emergenze o cose così). Es: Roma Fiumicino pista 16L LIRF 2.2. NOISE ABATEMENT PROCEDURES 2.2.2. REVERSE THRUST The use of reverse is allowed only at idle thrust except for provable safety reasons. all airports [...] the use of reverse thrust will burn a certain amount of fuel ...] if you don't need them [...] keep 'em close or idle. if you use rwy 16L ... your taxiway is at the end of the runway... you don't need strong deceleration.
  22. Mah a me personalmente mi pare un rito d'iniziazione tradizionale del reparto o cose così, nient'altro. Loro sono stati semplicioni perchè dovevano pensare anche all'eventualità che qualcuno in malafede (come il "regista" del video) potesse usare la cosa per montare su un "caso". Fossi stato io a decidere, il rito della "frustata" o "catenata" (e non catenate, perchè mi sembra che ogni uomo se ne becca una e non di più) andava fatto il giorno del giuramento sulla pubblica piazza davanti a mamma e papà e scommetti che la gente applaudiva divertita? Così invece si sono messi alla berlina. In compenso prenderei il "regista" e gli farei fare 60 chilometri di corsa con equipaggiamento completo, branda compresa e maschera antigas sul muso e poi appena tornati altre due orette di esercizi di punizione, così, se sopravvive, forse gli passa la voglia di fare ste cose.
  23. Mi pare che sui trireattori il motore numero 3 sia quello centrale, quindi quelli con i reverse attivati dovrebbero essere l'1 e il 2. I motori possono essere anche in funzione, ma i danni agli impianti idraulici o elettrici (per esempio) possono essere tali da dover comunque dichiarare l'emergenza e atterrare quanto prima anche se i motori funzionano perchè non ci sono più i requisiti minimi di sicurezza per restare in aria. I reverse ce li hanno quasi tutti i grandi aerei, se non sono "esterni" come quelli del Tu-154 (uguali a quelli del Tornado), sono rappresentati da inversori di spinta "interni", come questo impressionante C-17 che addirittura ci fa retromarcia: http://www.youtube.com/watch?v=6Cr-i5tIFuY Gli inversori della spinta sfogano su quelle fessure che si aprono sui fianchi delle gondole motori del C-17 e si richiudono quando il pilota disinserisce il reverse. Gli inversori di spinta non sono mai il massimo per i motori, stressano le turbine, possono causare surriscaldamenti e sono molto rumorosi e possono anche provocare FOD (foreign object damage), cioè l'ingestione nel motore di detriti dalla polvere sollevata dalla pista e si può anche avere lo stallo del compressore. Qua da noi mi pare che si possano usare solo in determinate circostanze a causa di vincoli acustici civili, altrimenti l'aereo si limita ad usare i vari spoilers e aerofreni di cui Il Bae-146 ha una robusta dotazione.
  24. Tuuto giusto tranne che in realtà non è che è atterrato tra gli alberi, ha solo superato fine spista ed è finito oltre perchè la pista era troppo corta. Si è fermato grazie a provvidenziale terreno bagnato e a vegetazione. http://www.flightglobal.com/articles/2010/09/07/347069/alrosa-tu-154-overruns-after-emergency-landing-in-russia.html
  25. Non parlavo della sagoma, ma della velocità che fa assomigliare il Tu-160 al vecchio B1-A che era supersonico e più veloce del B-1b. Da quello che sapevo io il B-1b potrebbe caricare quasi 60 tonnellate di bombe (56 mi sembra). Il Tu-160 ne carica 40 tonnellate. I B1b viaggiano privi degli attacchi esterni a causa dei trattati. La RCS del b1b infatti mi rikcordavo che era ridottissima per un aereo così grosso e pari a circa un centesimo di quella di un B-52. Quella dei russi non lo so, ma dicevo che forse hanno puntato sull'alta velocità anche perchè non riuscivano a rendere il Tu.160 meno visibile ai radar, ma è possibile che in 21 anni le cose siano cambiate, magari ci hanno spalmato sopra qualche robaccia antiradar.
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