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mmi contro pirateria in somalia
picpus ha risposto a davidecosenza nella discussione Marina Militare
Peraltro, in aggiunta alle considerazioni di windicator, penso che, al momento, il Ministero della Difesa NON abbia alcuna voce in capitolo nella trattazione della vicenda (come risulta anche abbastanza evidente dalle poche notizie diffuse, sempre e solo, da altro Ministero!)! -
mmi contro pirateria in somalia
picpus ha risposto a davidecosenza nella discussione Marina Militare
Mi sembra che sia scoppiata, in anticipo, una polemica (a mio avviso, assurda) del tipo di quella che è esplosa in Francia, a seguito dell'affare "Tanit" (l'assalto dato al veliero dai "Commandos Marine" per liberare gli ostaggi, ha portato alla morte di uno degli stessi, oltre che di alcuni pirati), tra i sostenitori del GIGN (il reparto speciale della "Gendarmerie Nationale" come il "GIS" della nostrana "Arma dei Carabinieri") e quelli dei "Commandos Marine" della "Marine Nationale". Vi posto i link ad alcuni articoli: http://www.lepoint.fr/actualites-monde/200...e/1648/0/335030 http://secretdefense.blogs.liberation.fr/d...pinion-sur.html http://secretdefense.blogs.liberation.fr/d...t-un-point.html -
1) Più l'eliminazione dell'ICI sulla prima casa, o quella non era una tassa?!?!?! 2) Guarda che nella Pubblica Amministrazione, e non si tratta di 4 gatti, gli straordinari si fanno come prima, né più, né meno!!!
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Il punto sulle trattative per la vendita di 60 "Rafale" agli Emirati Arabi Uniti, nell'articolo al link che segue: http://secretdefense.blogs.liberation.fr/d...t-de-suite.html
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Prende sempre maggiore consistenza, la base interforze francese negli Emirati Arabi Uniti. Eccovi il link ad un articolo: http://lemamouth.blogspot.com/2009/05/600-...au-en-2011.html
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Mills condannato a 4 anni e sei mesi
picpus ha risposto a Leviathan nella discussione Discussioni a tema
Dal link http://www.loccidentale.it/articolo/berlus...iporta+.0071952 riporto: Il Caimano e la Gran Bretagna Berlusconi corruttore? Mills smentisce la Gandus ma il Corsera non lo riporta di Daniela Coli 23 Maggio 2009 I giornali italiani non vendono, si sa, e potrebbe essere diversamente? Si limitano a riportare sul cartaceo notizie già date dalla tv o dai siti web. Vedi il caso Mills: il 19 maggio il Corriere riporta solo le motivazioni della sentenza di condanna di David Mills e “l’ira del premier”. Mills è stato condannato, perché accusato di essersi fatto corrompere da Silvio Berlusconi, nonostante il 20 gennaio 2009 abbia scritto un memoriale, pubblicato dal Guardian, nel quale porge “profondissime scuse” a Silvio Berlusconi, che definisce “vittima dei miei errori”. “Ho fatto degli errori, ho condotto male i miei affari e ho causato molti fastidi a delle persone che non hanno in nessun modo meritato un tale guaio. Ma non sono stato corrotto da nessuno”, conclude nel memoriale. E’ possibile che un grande quotidiano come il Corriere non sia in grado di inviare un giornalista a intervistare David Mackenzie Mills? L’avvocato – come dichiara il Guardian del 18 febbraio – abita da cinque anni nel Warwickshire nella casa di campagna di cui è comproprietaria l’ex moglie, Tessa Jowell, ministro del governo Blair e ora del governo Brown. I giornali brit, l’Independent e il Guardian, diversamente da quelli italiani, hanno dato fin troppe notizie su Mills, il quale il 2 febbraio del 2004 scrisse una lettera singolarmente confidenziale al suo commercialista e amico Bob Drennan per inserire 600.000 dollari nella denuncia dei redditi. Scrisse che erano un regalo ricevuto da Carlo Bernasconi, per mostrargli la riconoscenza di Silvio Berlusconi, “per averlo tenuto fuori da un mare di guai”. Hercule Poirot si chiederebbe come mai un tipo navigato come Mills abbia scritto una lettera così privata al suo amico commercialista, invece di parlare a voce della faccenda, magari di fronte a un bicchiere di whisky. Hercule si chiederebbe anche perché Bob Drennan abbia consegnato una lettera personale dell’amico e cliente David Mills al National Criminal Intelligence Service (NCIS) britannico. La tesi della deontologia professionale non convincerebbe le celluline grigie di Poirot e forse neppure quella che Drennan fu costretto a farlo dalla legislazione antiriciclaggio brit, approvata anche dall’UE. Come è arrivato Mills in Italia? Ce lo dice il solito Guardian, il cui direttore, come vedremo, è cognato della cognata di Mills, una signora molto importante per chi fa la denuncia dei redditi in Inghilterra. L’amicizia con Carnelutti, il grande avvocato e giurista italiano, che fu anche un fervente monarchico nel dopoguerra, gli aveva procurato un gran numero di clienti italiani. Mills parla lo spagnolo come l’inglese, ci dice l’Independent, perché è figlio di Kenneth Mills, una spia dell’MI5 che ha operato a Gibilterra, in Giamaica e a Cuba. Qui entra in scena John Le Carré, che di doppiogiochisti ne ha conosciuti e descritti tanti nei suoi romanzi, ma in Italia, ahimè, questo genere letterario non ha autori. Però, anche in Italia, si sa che il punto di forza di un servizio segreto è costruire notizie false e saperle divulgare attraverso i media nella forma più attendibile e meno sospettabile. Cosa desiderava di più la sinistra italiana se non qualcuno che confermasse dalla patria del liberalismo che Berlusconi era non solo unfit, ma anche un corruttore globale? David Mills è cognato di Barbara Jean Lyon Mills, moglie di suo fratello. Barbara, è anche la cognata di Alan Rusbridger, il direttore del Guardian. Insieme a John Lloyd, direttore del Financial Times, il Guardian ha sempre proposto l’Italia berlusconiana come l’avanguardia del nuovo fascismo contemporaneo, oltre al paese della corruzione, della mafia, dell’illegalità. Con articoli di Paul Ginsborg, esibito come il leader degli storici dell’Italia contemporanea e con recensioni dei suoi libri sull’Italia attuale con titoli come In Fascism’s shadow (All’ombra del fascismo) o Mob rule and dirty money (Governo della folla e soldi sporchi), si presenta un’Italia sporca e cattiva dominata dal caimano totalitario. Il nostro Hercule, ex ispettore della polizia belga, si trasferisce, com’è noto, in Inghilterra durante la guerra, diventa detective privato e ci mostra come i brits se ne facciano di tutti colori tra loro e come dietro l’esibizione di fair play possano esserci rivalità, gelosia, ambizioni, intrighi di ogni tipo. Barbara Mills, cognata di Mills e del direttore del Guardian, è stata fino al 1992 il direttore del Serious Fraud Office (SFO), la guardia di finanza britannica, che curiosamente si troverà poi a indagare proprio sul cognato Mills, marito del ministro Tessa Jowell. Una guerra in famiglia nella Londra di Blair?, si chiederebbe Hercule. Metodico e riflessivo, Hercule ci penserebbe assai prima di classificare l’affaire Mills come il classico scontro familiare. In uno scontro di questo tipo c’è chi vince e chi perde. Ma Tessa Jowell, ministro di Blair è stata riconfermata da Brown, Alan Rusbridger da direttore dell’Observer, il settimanale del Guardian, è diventato direttore del Guardian, Barbara Mills è ora presidente del fisco e della dogana di sua Maestà, un’agenzia esecutiva del ministero della giustizia. Apparentemente David Mills è l’unico ad avere perso posto e moglie, ma vive tranquillamente in Warwickshire, nella casa di cui è comproprietaria Tessa Jowell. Magari, chissà, sta scrivendo un bestseller che toglierà il fiato a John le Carrè, un po’ in crisi dopo la fine della guerra fredda. Per ora l’unico ad averci sicuramente rimesso è Berlusconi nel mirino da anni di un magistrato, Nicoletta Gandus, che è difficile immaginare fare indagini con lo stile di Poirot. Il Guardian ha per ora conseguito il risultato a cui tiene di più: macchiare l’immagine europea di Berlusconi. Il Cav. è avversato dai più importanti quotidiani britannici soprattutto per il ruolo che l’Italia potrebbe giocare in Europa, per i buoni rapporti con Israele, con la Libia e con la Russia. In un articolo del Guardian del 28 giugno 2003, intitolato He built a Milanese utopia but can Silvio Berlusconi be trusted with the future of the Eu?, si trova la ragione principale di tutti gli attacchi british a Berlusconi. È riassunta in questa frase che gli viene attribuita: “Anche noi possiamo avere una superpotenza con capacità militari, se l’UE, alleata con gli Stati Uniti, supera le divisioni con paesi come la Russia e Israele”. Nell’articolo è presentato il solito Berlusconi gaffeur, cafone, circondato da belle donne, ma il punto deciso dell’articolo, come riporta il titolo, è il ruolo che l’Italia può giocare in Europa e soprattutto una UE forte che ai brits proprio non va giù. Inutile raccomandarne la lettura al giudice Gandus, consiglierebbe Poirot, scuotendo la testa. -
Sul vertice di Khabarovsk e sui rapporti tra Russia ed Unione Europea, eccovi dal sito di "Euronews" i link a tre articoli (testo + video): http://it.euronews.net/2009/05/22/nulla-di...tice-ue-russia/ http://it.euronews.net/2009/05/22/gli-scam...unione-europea/ http://it.euronews.net/2009/05/20/russia-u...utto-in-salita/
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mmi contro pirateria in somalia
picpus ha risposto a davidecosenza nella discussione Marina Militare
Magari l'equipaggio del motorimorchiatore "Buccaneer" o no?!?!?! http://www.esteri.it/MAE/IT/Sala_Stampa/Ar...eer.htm?LANG=IT -
Dal link http://www.loccidentale.it/articolo/l%27eu...rgetica.0071907 riporto: Il vertice di Khabarovsk L'Europa può sfruttare la crisi russa per la propria sicurezza energetica di Ida Garibaldi 22 Maggio 2009 Si è appena chiuso a Khabarovsk, in Russia, il primo vertice fra l’Unione europea e la Russia dopo la guerra in Georgia dello scorso agosto. Le condizioni politiche ed economiche dei due partner sono profondamente cambiate. La crisi economica mondiale ha avuto ripercussioni drammatiche per la Russia e ha dato all’Unione europea un inaspettato vantaggio politico rispetto a Mosca. Il vertice di Khabarovsk è l’occasione perfetta perché la UE usi la relativa predominanza economica acquisita in seguito alla crisi economica russa per spingere il Cremlino verso una relazione energetica con Bruxelles più equilibrata e più affidabile. La UE dovrebbe offrire il proprio appoggio alla Russia per uscire dalla crisi a condizione che Mosca accetti di aprire il proprio settore energetico alle aziende europee. In cambio della propria assistenza, Bruxelles si assicurerebbe un nuovo, enorme mercato per le maggiori aziende energetiche europee. Allo stesso tempo, la UE dovrebbe usare la propria posizione di relativa forza economica per diversificare i propri fornitori. Se le condizioni sociali ed economiche russe dovessero improvvisamente peggiorare, sarebbe di fondamentale importanza per la sicurezza energetica europea poter fare affidamento su gasdotti alternativi a quelli russo-ucraini. Nabucco è la scelta ideale. La crisi economica mondiale ha colpito la Russia nell’autunno del 2008, scatenando il panico tra gli investitori stranieri: nel solo dicembre del 2008, 130 miliardi di dollari in capitali esteri hanno lasciato il Paese. Il prezzo del petrolio ha iniziato a scendere in luglio: da 143 dollari al barile a sotto 40 dollari in dicembre, spostando gli effetti della crisi dal mercato delle borse, alla vita quotidiana. Nel 2008 beni primari quali il pane, l’olio vegetale e lo zucchero sono tutti saliti in prezzo, il pollo e il latte in particolare sono cresciuti rispettivamente del 44 e 21 percento. Le cose potrebbero peggiorare ancora, prima di migliorare. Per il 2009 il ministero delle finanze russe prevede una contrazione del 2.2 percento del PIL. La difficile situazione economica russa pone dei seri problemi sia al Cremlino che a Bruxelles. Secondo la studiosa Lilia Shevstova del Carnegie Moscow Center, la combinazione di tensione sociale ed autoritarianismo potrebbe portare ad un’ondata di populismo: “Se si dovesse verificare una virata a destra, ci troveremmo nella condizione di dover dar ragione ad alcuni degli attuali occupanti del Cremlino, quelli che marmottano cupamente che il regime di oggi è l’acme della civilizzazione a confronto di quello che potrebbe prenderne il posto”. La UE importa il 42 percento di gas naturale dalla Russia, che tra l’altro fornisce a Bruxelles anche il 33.5 percento di petrolio. La Russia è il primo Paese al mondo per riserve di gas naturale (ne possiede il 26.3 percento). La sua posizione geografica la rende un fornitore ideale e privilegiato per la UE. Tuttavia, la solidità del rapporto energetico tra i due è soggetta a due variabili. In passato la Russia ha ripetutamente utilizzato le proprie forniture di energia a scopi politici. Nel 2006 e 2009 il Cremlino ha sospeso le forniture di gas naturale all’Ucraina per risolvere una disputa relativa ad un aumento dei prezzi, con conseguenze drammatiche per i clienti europei. Non bastasse, le infrastrutture energetiche russe sono obsolete e i siti estrattivi inefficienti. Il che solleva domande inquietanti riguardo la capacità di Mosca di consegnare gas naturale alla UE in modo efficiente e puntuale. La politica energetica dell’Unione mira a diminuire la propria dipendenza dalle importazioni attraverso un aumento del 20 percento nella conservazione dell’energia e dell’utilizzo di energie rinnovabili e la contemporanea diminuzione del 20 percento dei gas che causano l’effetto serra, il tutto entro il 2020. Questi obiettivi sono alla base della politica energetica detta del “20-20-20” e introdotta nel dicembre del 2008 dal Parlamento europeo e dal Consiglio. Nonostante sia ambiziosa e omnicomprensiva, la “20-20-20” lascia agli Stati membri dell’Unione un ampio margine di disimpegno e opposizione. Per poter trarre vantaggio dalla crisi economica in cui versa la Russia e garantirsi una maggiore sicurezza energetica, la UE deve concentrarsi su obiettivi minori che assicurino la compattezza del blocco europeo. Se la UE riuscisse a spingere la Russia ad aprire i propri mercati energetici potrebbe conquistarsi l’indiscusso appoggio di tutti gli Stati membri e delle loro industrie di settore. Questo obiettivo non è nuovo alla politica energetica di Bruxelles. La crisi economica russa offre alla UE una inaspettata occasione per raggiungerlo. L’offerta di aiuti economici e tecnici, magari tesi a migliorare le infrastrutture energetiche russe, potrebbe conquistare il favore del Cremlino. E potrebbe anche rivelarsi difficile da rifiutare in un momento in cui i russi stanno iniziando a dubitare dalla capacità del proprio governo di gestire le conseguenze della crisi. La UE dovrebbe anche sfruttare il momento di relativa debolezza russa per perseguire una maggiore diversificazione dei propri fornitori, appoggiando lo sviluppo di gasdotti che circumvengano la Russia e l’Ucraina. Nabucco sarebbe un buon inizio. Il progetto è disegnato per connettere la regione del Mar Caspio con il Medio Oriente e l’Egitto attraverso la Turchia, senza attraversare la Russia. Nonostante l’opposizione di quest’ultima, Nabucco sta facendo progressi: all’ultimo summit UE a Praga, l’Egitto e la Georgia hanno deciso di aderire al progetto. Molto resta da fare. Nel Libro Verde intitolato “Towards a Secure, Sustainable and Competitive European Energy Network” pubblicato alla fine del 2008, la UE sottolinea come una delle difficoltà centrali nella pianificazione e realizzazione di percorsi energetici alternativi sia rappresentata dai: “rischi politici, di sicurezza e non commerciali associati ai progetti per le nuove infrastrutture” e come essi rappresentino: “un enorme disincentivo per le compagnie private che non sono pronte ad affrontare le incognite del ‘fare la prima mossa’”. Se la UE vuole veramente emanciparsi dalla dipendenza energetica russa deve incentivare le industrie nazionali del settore energetico ad investire in gasdotti alternativi a quelli russi. La vulnerabilità economica russa fa si che la UE si trovi in una posizione avvantaggiata per sconfiggere l’opposizione politica contro Nabucco. Ma solo con il totale appoggio (finanziario) di Bruxelles Nabucco potrà finalmente volare sulle sue ali dorate. Il vertice di Khabarovsk offre alla UE l’opportunità di ridefinire la propria relazione energetica con Mosca. La relativa debolezza economica russa è un vantaggio consistente per l’Unione. Se la UE dovesse riuscire ad unirsi compatta nel tentativo di aprire il mercato energetico russo alle aziende europee e alla costruzione di Nabucco il vertice di oggi potrebbe davvero dare inizio ad una nuova era nella relazione energetica con Mosca.
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mmi contro pirateria in somalia
picpus ha risposto a davidecosenza nella discussione Marina Militare
Dal sito http://shippingonline.ilsecoloxix.it/ , riporto 2 articoli. 22 maggio 2009 golfo di aden la nave “maestrale” cattura 9 pirati I militari del Reggimento San Marco a bordo della nave italiana Maestrale, impegnata nella missione europea Atalanta contro la pirateria, hanno catturato questa mattina nel Golfo di Aden nove pirati che avevano attaccato il mercantile `Maria K´ battente bandiera di Saint Vincent e Grenadine. I pirati avevano compiuto la loro azione di arrembaggio poco dopo le 8 di questa mattina, ora italiana, a bordo di un barchino di colore blu. Dopo avere accostato il mercantile avevano sparato una raffica di colpi nel tentativo di far fermare la nave. A questo punto, secondo quanto si è appreso, è scattata la richiesta di aiuto, raccolta dalla Maestrale. Dalla nave della Marina Militare è decollato un elicottero AB-212 che, dopo aver raggiunto la barca dei predoni, ha sparato alcuni colpi in aria. I pirati, però, hanno provato a fuggire e si sono fermati soltanto dopo l’arrivo sul posto anche della Maestrale. Alle 10 italiane è così cominciata la seconda fase dell’operazione: il comando Ue ha autorizzato i militari italiani al controllo dei predoni, che poco prima di alzare le mani in segno di resa hanno gettato in mare parecchio del materiale a bordo. Dopo essere stati controllati, i nove pirati sono stati imbarcati sulla Maestrale e, su richiesta della procura della Repubblica di Roma, posti in stato di fermo con l’accusa di sospetta azione di pirateria. Sul barchino dei pirati, secondo quanto si è appreso, sono state rinvenute armi e parecchio materiale per arrembaggio. Al momento non è ancora chiaro a chi e dove saranno consegnati i nove pirati catturati. ---------------- 22 maggio 2009 interrogatorio pirati “maestrale” in videoconferenza Saranno interrogati in videoconferenza dal gip di Roma i nove pirati somali catturati dai militari della fregata italiana Maestrale al termine di un conflitto a fuoco al largo delle coste del paese africano. Il pm Giancarlo Amato e il procuratore aggiunto Pietro Saviotti, non appena riceveranno il rapporto sull’operazione svolta in acque internazionali, chiederanno all’ufficio del giudice delle indagini preliminari la convalida dell’arresto. L’atto dell’ufficio dell’accusa sarà completato entro poche ore. Da quel momento si dovrà organizzare il collegamento videosatellitare tra la nave italiana e una delle aule di piazzale Clodio. In ottemperanza anche a quanto previsto dal decreto legge numero 209 del 30 dicembre scorso la Procura della Capitale è l’autorità giudiziaria responsabile per fatti che avvengono in acque internazionali. I somali saranno assistiti da avvocati d’ufficio nel corso dell’atto istruttorio, sempre che non venga nominato, nel frattempo, qualche legale di «fiducia». Le accuse che saranno quasi certamente ipotizzate dalla Procura sono quelle previste dall’articolo 1135 del codice della navigazione, e che riguarda atti di depredazione in danno di una nave nazionale o straniera; oltre al tentativo di sequestro e detenzione di armi da guerra. Agli accertamenti l’aggiunto Saviotti, responsabile del pool antiterrorismo, ed il pm Amato hanno delegato i carabinieri del Ros. Una volta che sarà espletato il passaggio dell’interrogatorio di convalida i somali saranno portati in Italia, per essere detenuti in carcere. In base alle accuse, ed a quanto ricostruito sinora dalla Marina e comunicato informalmente agli inquirenti, i `pirati´ rischiano oltre vent’anni di carcere. Il pm Amato è responsabile di altre inchieste riguardo assalti contro le nostre navi, sia militari che mercantili o passeggeri. Sinora però non si era arrivati alla identificazione di chi aveva dato l’arrembaggio. E’ possibile che le persone bloccate oggi possano essersi rese responsabili di altri atti di pirateria. Ma su questo e altri punti saranno necessari ulteriori accertamenti. -
Immagino che non abbiate letto gli articoli (in francese ed in inglese) linkati nel mio post n° 38; dei 6 "Collins", il capoclasse risulta ritirato dal servizio operativo ed altri 4, sono ai lavori contemporaneamente!!! Veramente mi sembra che i 214 tedeschi abbiano dei problemi (almeno il capoclasse greco), non si sa se veri o presunti; sicuramente non risulta, invece, che problemi di alcun tipo abbiano gli "Scorpène" francesi, destinati a navigare in tutti gli oceani (Pacifico, Atlantico, Indiano, manca solo l'Artico) del globo terracqueo (in servizio e/o ordinati da Cile, Malesia, India e Brasile)!!!
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Ecco un'intervista al siciliano Capitano Luca Parmitano: http://www.multimedia.ilsole24ore.com/medi...ebafe7a2a.shtml e due (si, qualcuno mi crocifiggerà per questa mancanza di "par condicio"!!! ) al Tenente Samantha Cristoforetti: http://www.multimedia.ilsole24ore.com/medi...ebafe7a2a.shtml http://www.multimedia.ilsole24ore.com/medi...609c54390.shtml
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Componente sottomarina spagnola in grave difficoltà!
picpus ha risposto a picpus nella discussione Marina Militare
Comunque, a causa del difetto sopra accennato, a dicembre scorso, sul sottomarino "Tramontana", in immersione a 300 metri di profondità, si è prodotta una via d'acqua che per un soffio non ha portato al dramma: l'affondamento dell'unità ( vedasi articolo in francese al link seguente: http://www.corlobe.tk/article11943.html ed articolo in spagnolo: http://www.laopiniondemurcia.es/secciones/...-temieron-vidas ). La situazione attuale dei 4 sottomarini spagnoli è la seguente: il "Narval" è ai lavori; il "Mistral" può navigare solo in superficie; il "Tramontana" (che sembrerebbe non esser stato neanche revisionato, dopo l'incidente!!!) ed il "Siroco" possono immergersi, a profondità ridotta). -
Intanto anche la spagnola "Navantia" si fa avanti, per il programma dei 12 nuovi sottomarini australiani. Eccovi il link ad un articolo in francese: http://www.corlobe.tk/article14240.html ed il link ad un articolo in spagnolo: http://www.laverdad.es/murcia/20090522/car...a-20090522.html Dall'articolo si apprende che già sono in lizza 4 diversi cantieri navali di Francia, Germania, Gran Bretagna e, appunto, Spagna. A novembre la Marina australiana, selezionerà 2 delle 4 proposte finora pervenute ed i 2 cantieri scelti, dovranno elaborare i relativi progetti definitivi. La scelta finale da parte della RAN, dovrebbe avvenire tra 2 anni.
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Mills condannato a 4 anni e sei mesi
picpus ha risposto a Leviathan nella discussione Discussioni a tema
Come mi è stato consigliato da un autorevole collega forumista, abbandono il topic, senza replicare ulteriormente. Spero che ciò non sia considerato un insulto a chicchessia. Rifletterò se sussistano ancora le condizioni perché io possa ancora frequentare, liberamente, questo forum. -
Quoto, infatti si tratterebbe di un amore un po', come dire, sadico, dato che amano (io non mi ci vedo proprio!) ingoiarle, le povere rane!!!
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Mills condannato a 4 anni e sei mesi
picpus ha risposto a Leviathan nella discussione Discussioni a tema
Quoto, tutto, , ma nessuno ti risponderà, punto per punto, ti posteranno un articolo di Travaglio o di qualche altro illustre consimile o ti tireranno in ballo Albione e Mussolini, se non Hitler in persona!!! Come dire, analizzano il problema, con la stessa imparzialità della Gandus!!! -
Componente sottomarina spagnola in grave difficoltà!
picpus ha risposto a picpus nella discussione Marina Militare
Eccovi due foto che ho trovato su internet, in un sito di modellismo navale francese ( http://navi.modelisme.com/article403.html ), di quelli che vengono chiamati nell'articolo "passages de coque" e che sarebbero il punto debole dei 4 sottomarini spagnoli (non so cosa siano e come si chiamino in italiano): (dettaglio di un "passage de coque") ("passage de coque" tribordo) -
Il "Tiger", forse, non certo il "Tigre"!!!
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Componente sottomarina spagnola in grave difficoltà!
picpus ha pubblicato una discussione in Marina Militare
La "cura Zapatero" produce i suoi effetti anche sulle Forze Armate!!! Eccovi il link ad un articolo in francese: http://www.corlobe.tk/article14234.html ed il link ad un articolo in spagnolo: http://www.laopiniondemurcia.es/secciones/...se-falta-dinero -
Ahmaninejad è solo un pazzo come Hitler, in tutti i sensi! Come Hitler, pensa che la comunità internazionale, non reagirà mai alle sue provocazioni! Come Hitler, porterà il suo paese alla sconfitta!
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Dal link http://www.loccidentale.it/articolo/l%27ir...reagire.0071816 riporto: Primo colpo L'Iran sperimenta un nuovo missile e Israele si prepara a reagire di Pietro Batacchi 21 Maggio 2009 Ieri l’Iran ha testato il nuovo missile balistico Sejil 2. Il test è stato giudicato da molti come una provocazione, proprio quando il sipario sull’incontro di Washington tra Netanyahu ed il presidente americano Obama si era appena chiuso. Il missile, un’evoluzione con diverse migliorie dello Shahab 3, è in grado di colpire Israele e, pare, anche l’Europa del Sud. Si ripropone così il problema delle intenzioni iraniane e dei programmi militari che il Paese sta portando avanti in barba alle pressioni internazionali. Da Washington sono arrivate reazioni molto dure e si è parlato di un “passo nella direzione sbagliata”, e di pazienza non “infinita”, mentre il nostro ministro degli Esteri Frattini, già con la valigia in mano, ha annullato la sua programmata visita in Iran. Insomma, Ahmadinejad ha sparigliato ancora una volta le carte. Eppure, il lavorio diplomatico in corso da mesi per tentare di avviare un dialogo con Teheran su tutte le questioni sul tavolo – dalla stabilizzazione dell’Afghanistan, al nucleare ed oltre – faceva ben sperare. La visita di Frattini, la prima di un ministro degli Esteri occidentale in quattro anni, doveva portare a compimento questo processo e verificare il terreno per ulteriori aperture. Soprattutto alla luce del nuovo approccio da diplomazia diretta verso Teheran predicato dal presidente Obama, visto che la visita di Frattini a Teheran aveva ricevuto da tempo la benedizione della Casa Bianca. Con il lancio del missile adesso si richiude tutto. Sulle motivazioni della provocazione si è già parlato molto. Lancio “elettorale” usato a fini interni, per far impennare il consenso del presidente attualmente in carica, o ennesimo messaggio per raffreddare i pruriti israeliani di attacco preventivo. Le dichiarazioni ufficiali delle autorità iraniane hanno parlato di lancio deterrente. In realtà, queste provocazioni producono l’effetto contrario e non fanno altro che aumentare il senso di urgenza israeliano circa il crescere della minaccia iraniana. Anche perché il nuovo Governo Netanyahu non sembra disponibile a tirare la questione troppo per le lunghe. Già una volta Israele è stato costretto a fermare i propri aerei, quando questi erano già pronti a colpire Busher e Natanz, per le pressioni della Casa Bianca. Il presidente Bush non se la sentì di dare il suo via libera al premier Olmert che già sognava di ripetere con l’Iran il successo avuto con la Siria quando nel settembre 2007, un raid israeliano, rimasto segreto per mesi, incenerì il primo reattore nucleare siriano in costruzione con l’assistenza nordcoreana. Adesso i termini della questione sono decisamente cambiati. Tra Washington e Gerusalemme regna l’incomprensione sulle questioni di politica estera. La visita di Netanyahu non ha contribuito ad allentare la cortina di freddezza che da mesi è calata sulle relazioni tra i due storici alleati. Le cause degli attriti, allargatisi adesso anche alla questione del dialogo con i palestinesi, riguardano proprio l’Iran. A Gerusalemme non piace l’approccio attendista adottato dagli americani con Teheran sin dall’ultimo periodo della presidenza Bush e rinnovato anche da Obama che, anzi, con l’Iran è deciso ad andare oltre giocando la carta degli incentivi e di un approccio diplomatico diretto. Per questo i propositi militari israeliani si fanno sempre più concreti. Ma Israele avrebbe veramente la capacità di azzerare il programma nucleare iraniano con un attacco aereo e missilistico? La questione è molto complessa perché solleva interrogativi tecnici circa le rispettive capacità militari e operative che non è facile valutare con precisione. Lo scorso marzo ci ha provato l’autorevole think thank di Washington CSIS (Center for Strategic and International Studies) con un interessante rapporto a firma Antony Cordesman, uno dei massimi esperti americani di questioni strategico-militari, ed il bravissimo analista, specialista di Medio Oriente, Abdullah Toukan. Per l’Occidentale cercheremo anche noi di analizzare con una serie di articoli di prossima pubblicazione la questione prendendo spunto proprio dal report del CSIS.
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Mills condannato a 4 anni e sei mesi
picpus ha risposto a Leviathan nella discussione Discussioni a tema
Dal link http://www.loccidentale.it/articolo/caso+m...anni+fa.0071823 riporto un articolo che condivido in pieno: Prigionieri della Magistratura Caso Mills, la bufera su Berlusconi sembra un film visto quindici anni fa di Domenico Giugni e Giuseppe Giliberti 21 Maggio 2009 Il sapore è ormai inevitabilmente quello di una scena già vista. Sono passati più di quindici anni da quel famoso avviso di garanzia che Berlusconi si vide recapitare a Napoli, al cospetto degli altri capi di governo in una riunione del G8, e fatalmente il Paese scopre oggi di essere come assuefatto di fronte alla stessa storia che continua impietosa a ripetersi. Sia ben chiaro, assuefatto non solo alle accuse che piovono sul Premier dalla magistratura milanese (per quanto sia processualmente determinante, dal punto di vista politico è ormai solo un dettaglio che a recapitarle sia la Procura, piuttosto che il Tribunale). Assuefatto anche alla reazione dello stesso Berlusconi, alla sua retorica sulle “toghe rosse”, sui giudici politicizzati. Assuefatto alle scomposte prese di posizione dell’Associazione Nazionale Magistrati, che non perde occasione di dimostrare tutto il livore che nutre nei confronti di chi aspira a modificare il nostro sistema di giustizia, che pure è ormai da anni collassato su stesso. Assuefatto alle speculazioni della sinistra, disposta ad utilizzare le vicende del Premier, processuali o personali che siano, come strumento del proprio affannoso tentativo di riavvicinarsi agli elettore delusi da anni di totale inettitudine. Eppure dovrebbe destare quantomeno sgomento leggere nero su bianco, nelle motivazioni di una sentenza, che il Presidente del Consiglio è un corruttore. “Mills ha agito da falso testimone per consentire a Berlusconi e al gruppo Fininvest l’impunità dalle accuse o almeno il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso operazioni finanziarie illecite”. Non c’è bisogno delle spiegazioni di Di Pietro per comprendere quanto sia grave un’affermazione del genere. Non sono necessari neppure i commenti approssimativi e superficiali di tanti esponenti del Pd, impegnati a spiegare alla Nazione il significato più profondo di una sentenza che non hanno letto, o di una lunga e intricatissima vicenda processuale della quale non si sono mai occupati. Non può sfuggire a nessuno che, se davvero le cose stessero in questo modo, Silvio Berlusconi non potrebbe assolutamente continuare a guidare il Governo del nostro Paese. Appunto: se le cose davvero stessero in questo modo. Neppure i clamorosi ribaltoni dei verdetti sul caso Sme sono riusciti a suggerire un minimo di prudenza ai tanti irragionevoli oppositori del Premier. In realtà l’Italia è un Paese in cui, dall’ultimo Tribunale di provincia, sino alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, non c’è un solo Giudice in grado di dare una risposta che sia effettivamente credibile e risolutiva, specie quando è vitale l’esigenza di giungere finalmente ad una certezza definitiva. Men che meno può essere credibile un Giudice che ha manifestato pubblicamente e senza alcun imbarazzo le proprie decise posizioni anti-berlusconiane, o un Tribunale come quello di Milano, che da lustri si raccoglie intorno all’ossessione di liberare la Nazione dal Tiranno. In una situazione del genere, come si può pensare di far dipendere le sorti del Governo dalla condanna di un avvocato inglese? Berlusconi ha scelto la strada poco ortodossa di andare in Parlamento ad accusare i Giudici che lo accusano. Intanto aprirà il paracadute del lodo Alfano, che gli permetterà di essere giudicato senza che la politica fagociti il merito della vicenda, quando magari anche i più accessi detrattori del sistema delle immunità per le alte cariche dello Stato, dovranno ricorrere a imbarazzate rivisitazioni delle affermazioni rese a caldo. Il rischio è che nel frattempo la legittima speranza del Paese di conoscere la verità sulle accuse al Presidente del Consiglio si spenga, frustrata proprio dall’assuefazione ai mali della nostra Giustizia, prima ancora che a quelli della nostra Politica. -
La "Royal Navy" adegua la base scozzese di Faslane, in vista dell'arrivo degli SSN classe "Astute" (costruito un nuovo molo galleggiante). Eccovi il link ad un articolo in francese: http://www.corlobe.tk/article14201.html ed il link ad un articolo in inglese: http://www.defpro.com/news/details/7557/