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Si, veniva inserito il pilota automatico. Anche lo sgancio avveniva automaticamente. Come si può leggere nel link che ho inviato sul Lotfe: "On final approach the autopilot was engaged‚ while the bombsight adjusted the flight path in response to last-minute changes by the bombardier. Bomb release was normally automatic in order to reduce timing errors."
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Non le mettono perchè la legislazione di molti paesi le vieta. E' una stupidaggine, chi si occupa di modellismo non credo sia un nazista sfegatato ! Puoi comunque chiederle al tuo fornitore di fiducia o ordinarle in rete: attenzione che potresti trovarle divise a metà, tagliate a 45°! (basta unirle e il gioco è fatto, sono riusciti così ad aggirare le leggi...)
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Contro i missili superficie-aria il pilota ha un vantaggio: sono sostanzialmente fissi. Una accurata ricognizione elettronica permette di conoscere in anticipo i siti contraerei pericolosi ed evitarli oppure consente di scegliere la direzione di attacco. Il pilota poi può sfruttare la curvatura terrestre mantenendosi basso oppure la copertura fornita dalle colline, se presenti. Ancora oggi è difficile armonizzare tutti i sensori ed evitare pericolosi “buchi” nella copertura radar. Passando ai missili, bisogna considerare che la loro portata è piuttosto ridotta perché la resistenza aerodinamica incontrata è 3 volte superiore a quella del volo ad alta quota: basta osservare le tabelle prestazionali di uno Sparrow lanciato da un aereo rispetto allo stesso lanciato da un incrociatore. Ed anche la velocità massima ne esce penalizzata. In manovra perderanno molta energia. La scia, viste le minori distanze di lancio, sarà visibilissima e darà una buona indicazione al pilota della direzione di attacco e del tipo di arma nemica. Le manovre difensive non cambieranno, ovviamente meglio non buttarsi in picchiata…La terra è vicina. Ma si può scendere sotto la quota massima operativa di molti missili, anche a soli 10-15 metri di altezza ! Il vero problema è costituito dal fatto che si entra nel raggio d’azione di tutte le armi automatiche a terra (dai complessi semoventi a canne multiple ai fucili automatici dei fanti) e di quelle all’infrarosso spalleggiabili, insidiose, invisibili, che tante perdite hanno causato ai velivoli alleati.
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Le mie fonti sono diverse. Mi sono accostato ad internet piuttosto tardi, prima di allora ho raccolto moltissimi libri, una decina di enciclopedie, riviste, videocassette, fotografie, materiale riservato (e oltre 500 aeromodelli), qualunque cosa potesse soddisfare la mia “sete”. E durante la lettura ho trascritto i dati numerici che ritenevo più rilevanti. Perché, come sai, i dati sono dispersi qui e là. Non soddisfatto, ho cercato di effettuare dei confronti. Molti dati sono contraddittori, incompleti, non esaustivi. Ora, con internet, è tutto teoricamente più semplice: di fatto occorre reperire “parole chiave” senza le quali ogni ricerca risulta infruttuosa. Per restare al tema, i dati sono frutto di memoria (perché il disco rigido più potente non è nel mio PC…Serve la memoria per ricordare dove hai letto qualcosa) e dei seguenti libri: enciclopedia Mach 1 ”I piloti raccontano”, Storia della seconda guerra mondiale (Rizzoli), Rivista Aeronautica, Aeroplani di tutto il mondo, Arte militare marittima e una dispensa della Scuola di Guerra sulla difesa contraerea. Razzi. Nella seconda guerra mondiale si sono costruiti una solida reputazione come armi eccellenti nell’attacco di bersagli al suolo o navali (oltre che aerei, in certi casi). Ma la loro precisione ha sempre lasciato a desiderare. Il razzo non è un’arma precisa, non è adatto all’attacco di bersagli puntiformi. Deve essere perciò impiegato in salve. Il tipico profilo di attacco dei razzi, non solo di quelli da 5 pollici, prevedeva il lancio in picchiata fino a 60°. Era possibile attaccare anche ad angoli inferiori: nel caso dei Panzerblitz, gli Fw190 attaccavano i carri nemici a 560 km/h da 150 metri di distanza a bassa quota. Nel caso dei razzi inglesi da 3” si poteva attaccare a 644 km/h in picchiata a 40° o a 612 km/h a 30° da 550 metri di distanza. La picchiata riduceva la dispersione, rendendo il tiro più preciso. Non ho dati specifici sulla precisione dei 127 mm americani (FFAR e HVAR), ma è esemplare proprio il caso dei diffusissimi razzi da 60 libbre (usati, per esempio, dai Typhoon per massacrare i carri armati tedeschi). In addestramento la percentuale di colpi a segno era del 5 %. Non male, considerato che i razzi erano lanciati a 8 alla volta. In guerra però sembra sia calata allo 0,5-1% ! E per distruggere un carro servivano uno o più colpi in pieno ! Micidiali si sono invece dimostrati i vari cannoni da 37 e 40 mm anticarro, impiegati dagli Ju-87, dagli Hurricane, dagli IL-2, ecc. Il razzo, però, era molto più flessibile, adattabile a moltissime piattaforme (dal caccia al B-24), poco costoso, ottimo contro le navi, i sottomarini, micidiale contro truppe allo scoperto e blindati leggeri. Altri dati puoi trovarli qui: http://www.tarrif.net/wwii/guides/a2g_rockets_2.htm http://www.designation-systems.net/dusrm/a...in-rockets.html
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Il sistema di puntamento Lotfe era utilizzato contro bersagli fissi. Adesso analizziamo il problema. Gli attacchi in picchiata contro navi in movimento sono sempre stati molto efficaci. Tanto per fare un esempio, nel corso dell’attacco contro gli incrociatori Cornwall e Dorsetshire, i 53 Aichi D3A Val riuscirono a piazzare sulle due navi la bellezza di 18 bombe ed un’altra dozzina a brevissima distanza ! Pare invece che nessuna nave americana sia mai stata colpita da bombardieri giapponesi in volo orizzontale ad alta quota. Esistono molte statistiche sulla precisione in volo orizzontale contro le città, poche sulla precisione contro bersagli fissi puntiformi e solo delle stime sulla precisione contro bersagli in movimento. Esempio: durante la guerra di Spagna, la Regia Aeronautica aveva calcolato una media di una bomba a segno ogni sei, contro i ponti, negli attacchi dei Breda 65. Nel caso di impiego di bombardieri in volo orizzontale, la precisione calava a una bomba ogni seicentosessanta ! Nel corso dei bombardamenti diurni sull’Italia, le bombe a segno sono state il 2,6% per i B-17 e B-24 e il 6,4% per i B-25 e B-26. Nei bombardamenti sull’Europa si stimava il 20% di bombe a segno entro un raggio di 300 metri ! Nei bombardamenti sul Giappone i B-29 hanno piazzato il 10% delle bombe sul bersaglio negli attacchi da 4000 metri (quota già relativamente bassa) e il 50% entro un raggio di 75 metri negli attacchi da 2000 metri. Sorvolo sulla precisione dei bombardieri notturni inglesi, semplicemente penosa. E parliamo di attacchi contro città o centri industriali o scali ferroviari larghi centinaia di metri ! Supponiamo di voler affondare un incrociatore. Prendiamo uno Ju-87 in picchiata verticale con una bomba da 250 kg. Lancia la bomba a 750 metri d’altezza. La bomba arriva sul bersaglio diciamo in 3 secondi. In quei tre secondi la nave a 30 nodi si è spostata di meno di 50 metri (ed è larga 20 !). Direi che la probabilità di colpire è notevole. Adesso proviamo un attacco orizzontale. Il volo radente non è efficace, le bombe cadranno inclinate e non perforeranno i ponti. Meglio un siluro. Per ottenere un risultato le bombe perforanti devono essere sganciate ad almeno 3000 metri. Il bombardiere deve allinearsi sul bersaglio (che si sposta !) e seguire una traiettoria prevedibile…Il sogno dei serventi dell’antiaerea ! Ad una quota eccellente per il tiro al piccione ! Allora saliamo a 6000 metri, ora va bene. Per semplicità supponiamo che le bombe cadano subito in verticale a 300 metri al secondo. Ci metteranno 20 secondi. Già, ma dove puntiamo ? Non sulla nave, che si sposta. Allora puntiamo davanti, solo che in 20 secondi la nave si è mossa di 300 metri ! Non solo, può essere andata a destra o a sinistra. Così bisogna saturare di colpi a caso un’area piuttosto vasta. Ma anche i più potenti bombardieri non possono portare molte bombe da 250 kg a molte centinaia di km dalla base. Secondo le formule, il punto d’impatto dipende dalla velocità in m/s per la radice quadrata della quota di volo per un coefficiente di solito indicato in 0,42. Una differenza di quota di 10 metri o 10 km/h di velocità porta da sola ad un errore di decine e decine di metri. Capito dunque ? E’ quasi impossibile colpire.
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Con piacere. http://www.battlegroundrelics.com/category/tags/gunsight
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Carichi esterni : resistenza aerodinamica
Gian Vito ha risposto a Gian Vito nella discussione Aerotecnica
Per quanto ne so, non succede niente di particolare. Può destare qualche perplessità l’installazione dei serbatoi ausiliari sul Lightning: Ma per queste cose… Ti consiglio il nostro gruppo di ingegneri (sono preparatissimi ! ). -
Ringrazio, ma sono semplicemente ricorso al mio archivio, perché a memoria non ricordo tutto e non volevo scrivere inavvertitamente delle cavolate, come ho fatto sopra citando dei dati sulla Guerra di Spagna inesatti, che ho provveduto ad eliminare. Perché ci hanno messo tanto a realizzare i tuffatori ? La risposta è nello scritto introduttivo di Galland, che elenca molti motivi. Giusta la domanda a proposito dell’impiego dei cacciabombardieri al posto degli aerei da attacco in picchiata. Si potrebbe sostenere che il caccia bombardiere sia intrinsecamente più flessibile nell’impiego, in grado di difendersi decisamente meglio e, se impiegato in gruppi numerosi, di ovviare ad una certa imprecisione nel tiro. Ma c’è un altro fattore: i bersagli terrestri sono in genere fissi, più semplici da colpire. Nel caso dei carri armati, si è preferito l’impiego di razzi (lanciati in picchiata a 60°). Nell’attacco alle navi, sia nel Pacifico che in Europa, gli aerei da attacco in picchiata sono stati impiegati fino alla fine della guerra perché, contro bersagli navali, dei semplici cacciabombardieri non avrebbero ottenuto la stessa precisione. Nel caso della Germania l’arrivo di bombe guidate ha reso poi superfluo un tipo di attacco che metteva comunque in pericolo il bombardiere. Sono migliorati poi i sistemi di puntamento per l’attacco in orizzontale: già nel 1940 sugli Ju-88 era disponibile il sistema Lotfe in grado di ottenere, contro bersagli fissi, una precisione paragonabile ad un attacco in picchiata. Nel dopoguerra gli A-1 Skyraider, in Corea, pare fossero in grado di piazzare, su di un bersaglio fisso, oltre il 90 % delle bombe. Così l’impiego è continuato, anzi è proseguito anche nella guerra del Vietnam. L’arrivo degli aerei a reazione ha però dettato le regole del gioco. Sostituire gli aerei ad elica era necessario, anche a spese della precisione. L’attacco in picchiata è continuato anche sui nuovi aviogetti, ad altezze ovviamente più elevate. L’arrivo delle bombe a guida laser ed elettroottica negli anni ’60 ha consentito poi di ottenere la precisione richiesta…Anzi decisamente superiore.
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Carichi esterni : resistenza aerodinamica
Gian Vito ha risposto a Gian Vito nella discussione Aerotecnica
Due ulteriori dati sull’F-15: velocità massima con 2 serbatoi conformi: 2,3 mach velocità massima con 3 serbatoi convenzionali : 1,1 mach Torno poi sull’argomento con altre informazioni reperite su di un documento del National Aeronautical Laboratory di Bangalore (1977). Lo studio tratta proprio il comportamento aerodinamico dei carichi esterni, e i metodi per ridurne la resistenza aerodinamica. I test sono stati eseguiti nella galleria del vento su di un modello di velivolo, in varie configurazioni. Le velocità di studio variavano tra 0,7 e 1 mach. Per i test sono stati impiegati i seguenti carichi: tipo A (bomba) : rapporto lungh./diam. 5.43 tipo B (serbatoio) : 7 tipo C (serbatoio lungo) : 11 Aereo senza carichi esterni : resistenza 1 1° test : 4 bombe. 4 bombe su 4 piloni: 1,4 (aumento del 40% della resistenza) 2 bombe sui piloni e 2 sotto la fusoliera: 1,3 2 bombe sui piloni e 2 in tandem sotto la fusoliera: 1,25 4 bombe in 2 tandem sotto fusoliera: 1,17 2° test : 4 bombe e 3 serbatoi. 4 bombe su piloni intermedi ed esterni, 2 serbatoi su piloni interni e 1 sotto la fusoliera: 2,08 Spostando i serbatoi sui piloni intermedi : 2,06 Spostando i serbatoi sui piloni più esterni : 1,71-1,81 3° test: 4 bombe e 2 serbatoi lunghi. 4 bombe in 2 tandem sotto la fusoliera e 2 serbatoi lunghi su piloni interni: 1,48 Idem con serbatoi su piloni intermedi : 1,35-1,42 Idem con serbatoi su piloni esterni: 1,33-1,36 I risultati (prevedibili) sono i seguenti: i carichi di sezione ridotta sotto la fusoliera hanno la minor resistenza e non variano la stabilità dell’aereo a causa della parziale immersione nello strato limite. A parità di capacità complessiva, 3 serbatoi piccoli provocano sempre una maggiore resistenza aerodinamica di 2 serbatoi lunghi. I serbatoi ausiliari hanno la minima resistenza se posti ai piloni più esterni. Una disposizione ottimale dei carichi, in base alla loro dimensione e alla posizione relativa (per ridurre la possibile interferenza), permette una riduzione media del 25% nella resistenza complessiva. -
Lo Ju-88 effettuava l’attacco in picchiata così: il pilota livellava l’aereo perfettamente e si allineava col bersaglio. Cercava di calcolare la forza del vento, osservando il fumo o le onde. Attraverso la vetratura sul pavimento osservava il bersaglio. Sul trasparente erano segnate linee orizzontali per valutare la distanza. Manette al minimo, eliche al passo massimo, attivava il traguardo di puntamento e l’audioaltimetro che lo avrebbe avvisato quando l’aereo avesse raggiunto i 1500 metri di quota. Quando il bersaglio passava sotto l’ultima linea, il pilota attivava gli aerofreni, questi provocavano una variazione di assetto, sollevando la coda. Il bombardiere picchiava a 60° sottoponendo l’equipaggio a diversi G negativi. Il pilota puntava il bersaglio attraverso il traguardo di puntamento. Su uno dei trasparenti laterali erano segnate altre linee a 40°-50°-60° e 70° rispetto all’orizzonte. Da 3000 metri la picchiata durava 15 secondi e l’aereo raggiungeva i 650 orari. A 1500 metri l’altimetro acustico avvisava di prepararsi al lancio che avveniva a 1000 metri dopo pochi secondi. Un comando automatico, al momento dello sgancio, portava l’equilibratore alla massima angolazione a cabrare. L’aereo, durante la richiamata superava i 5 G. Il fatto di picchiare a 60° invece che a 90°, non rendeva per questo meno preciso il tiro. Oltrepassati i 60° lo scostamento è minimo. Ma quanto può essere preciso un attacco in picchiata ? Gli Aichi D3A Val giapponesi pare abbiano piazzato oltre l’80% delle bombe sul bersaglio, anche contro navi in movimento.
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NOOOOOOOOOOO ! L'M-346 sarebbe stato un eccellente velivolo, oltre che un esempio di prodotto italiano innovativo. La sua presentazione in un contesto acrobatico di gruppo avrebbe potuto anche favorirne la vendita... Vabbè, mi sa che ci terremo i 339 fino al 2020...
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Allora lo stealth non serve ? Ma si che serve ! Perché darà comunque un enorme vantaggio proprio nel combattimento BVR. Anche un PAK-FA con un radar da 300 km di portata, vedrà un F-35 troppo tardi… Scusate se mi autocito...
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Cerchiamo di chiarire una volta per tutte che un velivolo stealth non è invisibile, è solo a bassa percettibilità. Adesso veniamo al punto. Un radar moderno come l’APG-77 si stima possa rilevare un caccia con una traccia di 1 mq a 200 km. A che distanza, teoricamente potrà individuare un Typhoon ? Se il Typhoon ha una RCS di 0,1 mq, sarà individuato a 112 km. Ma il Typhoon è semi-stealth. Un F-35 a che distanza sarà localizzato ? La RCS di un F-35 si dice sia di -30db, pari a 10 cmq. Eccezionale ! Sarà localizzato a soli 35 km…Oltre il raggio visivo. Perché se la traccia si riduce di 10 volte, la portata di un radar si accorcia solo di 1,78 volte. Idem per i sensori all’infrarosso. Anzi peggio. Se il sistema Pirate del Typhoon è in grado di localizzare a 90 km un bersaglio “freddo” come un jet subsonico, sicuramente non vedrà alla stessa distanza un F-35, sempre che non sia a velocità supersonica. Ma certamente oltre il raggio visivo. Se poi l’F-35 dovesse lanciare un Aim-120, il lampo termico alla partenza e l’ogiva rovente a mach 4 del missile daranno subito una indicazione chiara della posizione del caccia. Allora lo stealth non serve ? Ma si che serve ! Perché darà comunque un enorme vantaggio proprio nel combattimento BVR. Anche un PAK-FA con un radar da 300 km di portata, vedrà un F-35 troppo tardi…
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No, le manovre restano importanti. E dirigersi verso le basse quote è sempre vantaggioso. Ma contro un missile come il Meteor la faccenda si complica. Un missile a statoreattore mantiene intatte velocità e capacità di manovra, quindi sarà sempre in grado di sviluppare il massimo numero di G. Situazione che si verifica anche per gli altri missili, naturalmente a portate molto più ridotte (la “gittata senza scampo”, espressione pittoresca che non implica, comunque, un abbattimento garantito al 100% !). Un missile a statoreattore potrà evitare anche la perdita di velocità in manovra. Un missile in volo a Mach 4, però, anche quando “tira” 30 G ha un raggio di virata ben più elevato di quello dell’aereo. Questo significa che, se il pilota effettua un Break al momento giusto, il missile non potrà seguirlo, e l’esplosione della testata forse causerà solo danni lievi. Condizione che si verifica più spesso di quanto si creda. Naturalmente è tutto molto, molto più difficile…I missili a statoreattore, aumentando drammaticamente la “zona senza scampo, lasciano molte meno possibilità. Meglio affidarsi a moderni sistemi ECM ed esche rimorchiate. Due esempi di manovre:
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Invece si, perché nel frattempo migliorano le portate e la sensibilità dei radar di bordo e dei sensori IR. Anche un velivolo stealth come l’F-35 è ormai localizzabile oltre il raggio visivo. Per tornare in tema: è più forte il Mig-29 o l’F-16 ? Torniamo indietro. Quando i Mig-29 tedeschi hanno affrontato, per la prima volta, in esercitazione gli F-16, alcune riviste del tempo l’hanno definito un vero e proprio “shock”. Paragonabile a quello suscitato dall’apparizione dell’FW-190 a suo tempo. Il sistema di controllo del fuoco tramite casco unito ai missili R-73 rendeva il Mig-29 letale alle brevi distanze. Il Mig-29 era paragonabile all’F-18, rispetto al quale era, però, più potente. Poi, grazie alle analisi post-missione, ai voli sugli aerei “nemici”, allo studio di manovre opportune, i piloti di F-16 hanno preso, per così dire, le “misure” dell’avversario. Da allora hanno, sembra, prevalso negli scontri. In pratica, come sempre capita con ogni novità aeronautica, si sono studiate le opportune contromisure. Senza ripetermi sulle caratteristiche tecniche dei due velivoli, tra l’altro molto diverse da modello a modello, segnalo un topic in questo forum. http://www.aereimilitari.org/forum/index.p...c=6187&st=0 E concludo con le frasi pronunciate da alcuni piloti durante una esercitazione tra F-16 olandesi e Mig-29 ungheresi: Olandesi: "il Mig29 è un aereo eccezionale, comunque li abbiamo buttati giù." Ungheresi : " l'F16 è un aereo superbo, ma a breve distanza non c'è confronto! "
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Le cose stanno in questi termini. Secondo il rapporto della Rand (criticato, ma che contiene parecchie verità), se prendiamo il totale degli abbattimenti, anche recenti, e consideriamo quelli ottenuti oltre il raggio visivo (BVR), la percentuale è modesta (su 588 solo 24). Prima del 1991 solo 4 kill su 527 sono avvenuti BVR. Dal 1991, però, su ulteriori 61 abbattimenti, 20 sono stati BVR. Conclude il rapporto: gli ingaggi BVR sono aumentati di 43 volte ! Sono ancora meno della metà, se consideriamo però gli abbattimenti ottenuti dagli F-15, arriviamo al 50%. Allora è arrivata la fine del duello ravvicinato ? Certamente no, ma è un dato di fatto che è iniziata una nuova rivoluzione nel combattimento aereo. Come i missili all’infrarosso hanno soppiantato i cannoni, così quelli a guida radar, dopo averli affiancati per oltre 50 anni, sono ora la principale arma di combattimento aereo. Certo, i lanci oltre il raggio visivo sono avvenuti a distanze di solito modeste, 20-30 km, sempre sotto stretto controllo AWACS (l’identificazione certa è sempre il primo dei problemi), e contro bersagli che non facevano uso di ECM o non manovravano in modo aggressivo o non erano all’altezza degli avversari. In un duello “alla pari” i missili sicuramente mancherebbero il bersaglio in oltre il 50% dei casi. Ma la tendenza ad iniziare il combattimento a distanze sempre più elevate è ormai ben definita.
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No, assolutamente. Secondo il seguente sito: http://www.navweaps.com/Weapons/ (cercate bene, ci sono tutte le armi navali ! ) I siluri giapponesi Type 93 da 24” pesavano 2700-2800 kg (a seconda del modello) per una lunghezza di 9 metri. Quelli inglesi da 24,5” imbarcati sulle Nelson pesavano 2585 kg per una lunghezza di 8,1 metri.
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Per dire il vero, lanciasiluri multipli da 24" erano operativi su molte classi di navi giapponesi: 24"=610 mm, il famoso Type 93 Long Lance.
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Alle Type 23 non credo. Non è la classe Duke ? Ai County del dopoguerra non credo, perchè citare le Nelson ? Comunque è vero. Nessuna di queste ha mai avuto siluri da 24".
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Sicuro che non sia: "classe County" ? Dimenticavo: per quanto ne so erano da 21".
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So di attirarmi qualche critica ma...La penso come Paperinik. Non ho ancora visto le pattuglie acrobatiche americane, per ora considero più coinvolgente l'esibizione dei Red Arrows. Attendo che la PAN sostituisca i vecchi MB-339 con i 346, decisamente più "spinti"... Perchè un po' più di rumore e velocità non guasta. E magari qualche aereo in meno, perchè anche la PAN costa.
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Missili AA sovietici in combattimento
Gian Vito ha risposto a lender nella discussione Armi aria-aria
Torno a proposito del missile R-77. L’India ha ormai da tempo in servizio quest’arma, acquistata in 2000 pezzi. Adesso è arrivato il momento di radiare la prima serie dei missili, la cui vita utile è di 12 anni. La ditta non è in grado di allungare questo periodo. Ma non è questo il problema maggiore. La Russia lo ha fornito a (relativamente) poche unità operative, così l’impiego è avvenuto saltuariamente ed in poche esercitazioni. L’India, invece, ne ha fatto largo uso e vanta quindi una maggiore esperienza. I risultati, a proposito di affidabilità, sono però deludenti. Il missile, durante le esercitazioni a fuoco, manca spesso il bersaglio, sicuramente per problemi tecnici. Ma, alle volte, non viene neppure caricato a bordo, perché non passa i test preliminari. Così i missili difettosi vengono rispediti in Russia. Il missile intanto viene migliorato ed è stato realizzato un lanciatore binato sperimentale che permetterebbe il trasporto di 4 R-77 sotto la fusoliera dei Su-35BM, al posto dei due R-27 in tandem. -
Aspide/Spada 2000: cieli sicuri al 97%!
Gian Vito ha risposto a Unholy nella discussione Armi superficie-aria
Si e no. Il discorso faceva evidente riferimento alle torrette della seconda guerra mondiale, la cui inefficacia è notoria. Indubbiamente una torretta con una singola 7,7mm è meno potente di una quadrinata da 12,7 a controllo remoto o meglio ancora di una binata a controllo radar (circa tre volte più precisa). Ma il semplice fatto che si siano resi necessari i caccia di scorta è prova evidente del fallimento delle dottrine che vedevano il bombardiere aprirsi la strada col solo armamento difensivo. E una rilettura del libro di Galland "Il primo e l'ultimo"è illuminante in tal senso. E' facile porre a confronto un box di B-17 attaccato da due caccia Me-109. Ma se i caccia sono 30 ? Come dimostrano i casi di certi sfortunati attacchi senza caccia di scorta, la strage è assicurata. Le dichiarazioni dei mitraglieri alleati su centinaia di caccia tedeschi abbattuti non hanno mai trovato alcun riscontro. Galland cita il caso di 102 caccia dichiarati abbattuti a fronte di 2 effettivi. I mitraglieri dei B-17 e B-24 venivano inviati al fronte praticamente senza alcuna esperienza di tiro e se pensate che sia semplice "ad occhio" colpire un 109 che manovra a 600 orari da un B-17 in movimento...Ovvio che un lento caccia giapponese che arranca dietro un B-29 possa essere un bersaglio più facile, ma un Fw-190 ? Anche 300 mitragliatrici da 12,7 non hanno, alle volte, impedito l' attacco di un singolo caccia. A dettare il cambio di rotta è stato l'aumento delle velocità. Questo ha reso inutili tutte le torrette tranne quelle di coda, abbandonate anch'esse progressivamente quando si sono resi disponibili missili più efficaci. -
Aspide/Spada 2000: cieli sicuri al 97%!
Gian Vito ha risposto a Unholy nella discussione Armi superficie-aria
L'idea che un bombardiere non abbia veramente bisogno di armi difensive è sempre stata dura da accettare. Eppure, già durante la seconda guerra mondiale, i veloci Mosquito erano in grado di cavarsela piuttosto bene...Senza tutte le torrette dei vari bimotori del tempo. Torrette che non hanno mai garantito la sopravvivenza ad alcun bombardiere (certo, il Mosquito era di ben altra taglia, è il concetto che conta...). L'idea di armare i bombardieri postbellici con missili aria-aria si è affacciata di frequente, a proposito dei vari B-58, B-1(ve la ricordate la foto del B-1 con 38 missili Phoenix ? ), B-2, Tu-160...Ed è stata scartata perchè non bastano dei missili, sia pure a lungo raggio, per trasformare un bombardiere in un caccia improvvisato ! Perchè il bombardiere manca delle capacità di manovra necessarie, di un sistema di tiro ottimizzato, ha una sagoma evidente ecc. In sostanza, tentare un attacco contro un caccia nemico metterebbe in grave pericolo il velivolo. Meglio darsela a gambe e sfruttare l'autonomia più elevata ed i sistemi ECM, ben superiori a quelli di un piccolo caccia. -
In effetti, durante le esercitazioni, la percentuale di bersagli colpiti era ben superiore. In un link, fornito da Motogio, (vedi sopra) si trova il seguente periodo: "Il BL-64: un sistema sperimentato 14 dei 17 ordigni teleguidati tirati a Aberporth hanno pienamente raggiunto il loro obiettivo. In occasione delle grandi manovre d’aviazione e di DCA del 1972, si registra un’affidabilità tecnica pari al 99%. Su 115 aerei combattuti, sono 117 i colpiti simulati. I 18 bersagli mancati sono da imputare alle distanze di volo troppo brevi degli aerei – bersagli, dovute alla vicinanza con la frontiera." (c'è un errore, non è 115 ma 135) Come si può vedere, sono valori eccellenti. Ma, come nel caso dell'Aspide/Spada 2000, è facile ottenere valori simili in esercitazione... In guerra tutto può andare storto. Così una valutazione "prudente" tra il 40 ed il 65% di colpi a segno anche in caso di manovre evasive, ECM, attacchi di saturazione, ecc.ecc. , rende bene l'idea di quanto potente fosse il Bloodhound a quel tempo. Le stime più realistiche a proposito delle armi equivalenti del periodo erano numericamente di gran lunga inferiori, con la possibile eccezione del sistema Hawk.