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Gian Vito

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  1. L’R-23T no. L’R-24T ha un sensore più avanzato e, in determinate condizioni e ad alta quota, è in grado di attaccare un bersaglio frontale, sia pure entro il raggio visivo o poco più. Le varianti all’infrarosso sono poco utilizzate. La migliore prestazione è sempre contro bersagli attaccati nel settore posteriore, possibilmente con postbruciatore inserito.
  2. Si potrebbe definire equivalente a quella dello Sparrow. L'R-23 è in grado di attaccare bersagli in manovra a 5 G, grosso modo come l'AIM-7E. L'R-24 anche a 7G, come L'AIM-7F. Con una probabilità di colpire teorica del 70%. Per dire il vero, un AIM-7M “tira” fino a 25G, cosa che non mi risulta possa fare un APEX.
  3. Sembra che almeno una variante del MiG-25 sia stata armata con gli R-23/24 e si è parlato pure del Su-15 come possibile vettore. Diversi autorevoli testi non riportano, però, l'R-23 come parte dell'armamento (neppure secondario) di questi velivoli. Attendo di trovare una foto che lo confermi.
  4. Presumibilmente bene. La seconda versione, l'R-24, è un'arma valida anche se afflitta da problemi di affidabilità, anch'essi dovuti spesso a scarso addestramento e cattiva produzione. Nelle mani di un pilota esperto è temibile, con buone prestazioni anche a bassa quota e in presenza di ECM. Il neo è la guida semiattiva, con tutte le limitazioni che impone al vettore.
  5. Per i dati basta cercare in rete AA-7 Apex o Vympel R-23 (ed R-24). Per l'efficacia: http://www.aereimilitari.org/forum/topic/11410-missili-aa-sovietici-in-combattimento/
  6. Gian Vito

    Angoli d'attacco

    Un box di fortezze volanti era in grado di sviluppare un enorme volume di fuoco contro un singolo caccia in avvicinamento. Ma se 54 B-17 fossero stati attaccati da un numero equivalente di caccia ? Galland avrebbe voluto radunare diverse centinaia di caccia per abbattere 500 B-17 in una sola grande battaglia aerea. I caccia tedeschi solo raramente hanno potuto operare in gruppi numerosi e senza dover affrontare i caccia di scorta. Quando se ne è presentata l’occasione, i box di B-17 non hanno avuto scampo. Una tipica formazione di B-17 o B-24 volava in formazione serrata a 300 km /h rispetto agli oltre 600 km/h di un caccia. Praticamente immobile, senza variazioni di rotta, quota o velocità (l’anatra seduta). L’enorme sagoma dei bombardieri semplificava il tiro. Il caccia poteva effettuare il tipico attacco in coda, o effettuare tiro d’anticipo o attaccare di fronte o in picchiata, scegliendo il momento migliore, l’angolo ottimale, e così via. I mitraglieri americani non erano addestrati al tiro. Molte reclute non avevano mai neppure sparato un colpo. Le mitragliatrici laterali erano pittoresche…Ed inutili. Forse hanno centrato qualche B-17. Immaginiamo per un attimo un caccia che effettui un attacco in picchiata a 45°, sparando, per poi penetrare a coltello nella formazione, proseguendo la picchiata. Se qualcuno pensa che seguire un bersaglio piccolo, ad alta velocità, che attraversa per pochi decimi di secondo la visuale ed il settore di tiro sia facile, commette un grosso errore. Semplicemente quello che si voleva far passare per “tiro mirato” era molto più simile ad un “tiro di sbarramento” utile solo nella fase di avvicinamento del caccia nemico. Why did the heavy bombers fail? Apparently the leaders of the 8th AF simply underestimated the difficulty of the task the gunners faced. There were some skeptics, such as Col. Claude E. Putnam, the commander of the 306th BG, who estimated in 1943 that only 10% of the gunners who could theoretically have fired at an enemy aircraft really did so, and that at least four gunners needed to fire to have a 50% probability to shoot an enemy aircraft down. The commander of the 308th shared his doubts, wondering whether the guns were not more a hazard than a protection. (http://users.skynet.be/Emmanuel.Gustin/fgun/fgun-de.html) Questi filmati possono dare una idea delle drammatiche condizioni in cui avvenivano i combattimenti: http://www.youtube.com/watch?v=ljnBwoIgmJg&feature=related I sistemi contraerei leggeri terrestri tradizionali, pur sparando da posizione fissa, non sono mai stati in grado di garantire colpi a segno contro bersagli al traverso o in allontanamento. Figuriamoci delle 12,7 da un bombardiere in movimento. Naturalmente 1000 proiettili da 12,7 nella direzione generica del bersaglio possono anche colpire. E molti caccia tedeschi ne hanno fatto le spese. Ma quando la formazione veniva scompaginata per la perdita di un paio di bombardieri, spesso iniziava il tiro al piattello. Schweinfurt, 17 agosto 1943. Da “Il primo e l’ultimo”(Galland): “…315 di essi (B-17) arrivarono sugli obiettivi. 60 fortezze volanti furono abbattute e oltre 100 danneggiate dal tiro. Le perdite complessive salirono, per la prima volta, al 16% delle forze impegnate e al 19% delle forze attaccanti. …Circa 300 caccia vi presero parte. … Vennero lanciati in formazione chiusa contro le falangi dei bombardieri. La vittoria ci costò circa 25 perdite totali e non, come si affermò nei comunicati americani, 228 caccia” (fonti recenti parlano di 37 caccia abbattuti). Da notare che dei 100 danneggiati molti presero la strada della demolizione perché non in grado di riprendere il volo. Questo può dare una idea dell’efficacia di centinaia di armi automatiche puntate a caso. I proiettili sparati “di lato” da una torretta sono soggetti a deviazioni imprevedibili e, di fatto, anche con munizionamento tracciante e mirino a riflessione non consentono di calcolare l’anticipo necessario a colpire nel poco tempo disponibile. Occorrono un radar ed un computer. Allora perché questa ostinazione nel realizzare bombardieri irti di mitragliatrici quando sarebbe stato più logico realizzare velivoli con meno personale e più veloci ?
  7. Il B-58 si fermava in 800 metri (e decollava in 2400). "On the runway, on the proper heading, you pulled the brake chute at 160 knots or below and raised the nose high to get aerodynamic braking with the lower wing surface. The brake chute shear pin would shear at above 160 knots-a safety feature in case a go-around was attempted after deploying the chute. At normal landing weights, a ground roll of 2,580' was required." Torno a proposito del sistema difensivo. L'ALQ-16 era dotato di 6 antenne trasmittenti situate una in coda, una per parte alla radice delle ali per coprire il settore frontale e tre antenne ai lati della parte anteriore della fusoliera. I 10 contenitori dell'ALE-16, a giudicare da una fotografia incompleta, contenevano non meno di 150 pacchetti chaff. Un sito riporta in 200 libbre (90,7 kg) il carico totale, il che sembrerebbe indicare un numero decisamente superiore.
  8. Gian Vito

    Le Scienze DVD

    Per gli appassionati di scienza, è in vendita nelle edicole un doppio DVD con tutti i primi 500 numeri della rivista "Le scienze" (edizione italiana di Scientific American) dal 1968 ad oggi. I due DVD contengono più di 4200 articoli. Il DVD costa circa 14,5 Euro ed è abbinato alla vendita della rivista stessa o di un quotidiano del gruppo "L' Espresso". Se siete solo interessati agli armamenti, la rivista ha trattato ampiamente anche i temi riguardanti le armi nucleari e di precisione, le armi chimiche e biologiche, i trattati sul disarmo, le armi antimissile ecc. ecc.
  9. Dati più precisi sui sistemi difensivi del Vulcan. Il sistema iniziale dei B.1 era costituito dall’ARI-18074 Green Palm con antenna sul timone, un sistema Comjam VHF per il disturbo delle comunicazioni-voce, teoricamente molto efficace vista la stretta dipendenza degli intercettori nemici dal controllo a terra. I sovietici a quel tempo usavano solo 4 canali VHF, il che rendeva facile il compito. L’effetto ottenuto sul canale radio era un incrocio tra una sirena della polizia e una cornamusa. Un radar di coda Red Garter, derivato dall’Orange Putter, è stato provato ma non adottato. Forniva solo allarme audio. Un primo adeguamento (B.1A e B.2) ha visto l’introduzione di un RWR ARI-18105 Blue Saga (2,5-12 GHz) con 4 antenne selezionabili dall’operatore in sequenza per capire in quale quadrante era situata la minaccia, e di un radar d’allarme di coda ARI-5919 Red Steer Mk1 in banda X, derivato da quello dei caccia, in grado di localizzare uno Hunter a 18 km ed un bombardiere a 32. A scansione conica, esplorava un arco di 140° in orizzontale e 40° in verticale. Quando il caccia nemico era in posizione di tiro, la scansione si restringeva a soli 10°. Si poteva così rilevare la variazione dell’eco al momento del lancio del missile. A questo punto si attivavano i dispenser di chaff/flare. Curiosamente, lo schermo presentava gli echi di ritorno dal punto di vista del caccia nemico. Il centro rappresentava la distanza massima, quella minima era sul bordo esterno, così sembrava che il caccia avversario si allontanasse pian piano dal centro: un contatto in alto a sinistra a 5 miglia sarebbe apparso a ore 10! Per il disturbo, a fianco del Green Palm, vi erano l’ARI-18075 Blue Diver per il disturbo di sbarramento dei radar di primo allarme, tra 300 e 400 MHz (UHF), con una-due antenne e tre ARI-18076 Red Shrimp da 500W per il disturbo di sbarramento sulle alte frequenze (2,5-3,5 GHz) sotto le ali, con due modulazioni di frequenza contro SA-3 e cannoni antiaerei. Uno dei Red Shrimp fu poi convertito alla banda L. Completavano la dotazione quattro lanciatori di chaff (due su ogni lato) ARI-18051, dopo i vani del carrello d’atterraggio, con 4000 cartucce di chaff pretagliato in varie misure. Dotazione poi integrata con 192 flare MTV contro i missili all’infrarosso nell’ala destra, mantenendo i lanciatori di chaff di sinistra. Alla fine degli anni ’60 il Green Palm ed uno dei Red Shrimp sono stati rimossi ed è stato aggiunto un jammer ARI 18146 Red Light in banda X a 9 GHz contro i radar dei caccia, con una antenna per coprire il settore posteriore nel vano una volta occupato dal retro del Blue steel, poi integrata da una seconda antenna per il settore anteriore. I sistemi di disturbo erano poco sofisticati (solo Barrage) disturbavano indiscriminatamente, non erano dotati di capacità “look through” e consumavano la bellezza di 40 kW solo per il raffreddamento. Si dice che durante una esercitazione nel 1960 un gruppo di Vulcan, attivati i Blue Diver, abbia provocato l’interruzione di tutti i programmi TV. Il nuovo B.2 ha inizialmente ereditato lo stesso equipaggiamento. Successivamente è stato aggiornato il radar di coda Red Steer allo standard Mk 2 (ARI-5952) ed introdotto il nuovo disturbatore ARI-18205 (Red Shrimp migliorato). Nel 1975 è stato inserito il nuovo RWR ARI-18228 sulla cima del timone. Già operativo sui Buccaneer e sugli F4K, non era particolarmente avanzato e interferiva col Red Steer. L’indicazione di minaccia era a linea radiale. Durante le esercitazioni, non era in grado di avvisare l’equipaggio quando un Tornado ADV lo inquadrava. Il pilone subalare destro è stato reso compatibile con i più efficaci pod di disturbo ALQ-101 perché i sistemi originali erano tarati solo sui sistemi radar sovietici. Entrambi i piloni potevano montare coppie di missili antiradar AGM-45 Shrike o aria-aria AIM-9. Gli AS-37 Martel, provati sperimentalmente, non sono stati adottati.
  10. Gian Vito

    SR-71 Blackbird

    Dopo aver confrontato diversi libri ed aver preso visione di alcuni documenti della CIA già da qualche anno declassificati, ho pensato di riassumere i dati sui sistemi difensivi impiegati nei velivoli A-12 ed SR-71. E’ quanto di meglio sono riuscito, per ora, a reperire. L’A-12 nel 1968 era equipaggiato con il Pin Peg, un sistema RWR “tarato” per rilevare e localizzare (approssimativamente) il radar Fan Song sulle frequenze 2,8-3,2 GHz (banda S) e 4,8-5,2 GHz (banda C). Il ricevitore attivava due sistemi di disturbo. Il primo era il Blue Dog (e la variante Blue Dog II) che disturbava il sistema di guida terminale dei SA-2 in banda L (690-925 MHz) con una potenza di 20 KW. Era in grado di affrontare numerosi missili (27) come dimostrato in Viet Nam dove, in più di una occasione, ha depistato fino a 9 SA-2 contemporaneamente. Ricevuto il segnale lo ritrasmetteva creando falsi segnali. Il secondo sistema poteva comprendere, a scelta, un ingannatore angolare Mad Moth che disturbava le bande S e C con tecniche RGPO (vedi “Attacco elettronico”) e potenza di 500W o un disturbatore Big Blast. Quest’ultimo, attivato automaticamente da Pin Peg o da Blue Dog, generava disturbo di sbarramento (Barrage) e inganno sulle stesse frequenze rilevate dal Pin Peg su di una bandwidth di 200 MHz, negando ai Fan Song il rilevamento della distanza. La potenza media, pari a quella di picco, era di 200W in banda S e 400W in banda C. Attorno al 1972 il Blue Dog ed il Big Blast sono stati radiati, lasciando in servizio l’RWR Pin Peg assieme al System 13C modello D (ingannatore tipo Mad Moth migliorato con potenza doppia). La dotazione non comprendeva difese contro gli intercettori, presumibilmente perché non erano ritenuti una minaccia reale. L’A-12 volava a quote medie più elevate e a velocità superiore a quella del successivo SR-71. I dati sulla dotazione dell’SR-71 sono meno definiti. Nel 1967 il velivolo era stato equipaggiato con un rilevatore panoramico di allarme lancio missili APR-27 (bande S e C) che attivava automaticamente i sistemi difensivi. Questi comprendevano: un disturbatore non meglio identificato in grado di generare rumore e falsi segnali nel lobo principale dei radar di acquisizione dei SA-2, con una potenza di 3 KW in banda S e 10 KW in banda C. Il System 13C da 1 KW per inganno angolare, che disturbava le bande S e C con tecniche di “Side Lobe Jamming”. E, finalmente, un sistema ausiliario CFAX operante in banda X (I-J), con una potenza di 1 KW, che operava contro i radar d’inseguimento dei SA-3 e degli intercettori, generando falsi segnali, inganni angolari e tecniche Countdown. Da notare che il trasporto di tutti i dispositivi precludeva l’impiego di alcune stive, così era necessario sbarcare una macchina da ripresa o un sistema ELINT. Questo equipaggiamento, adottato solo come misura temporanea, si è rivelato molto efficace. I sistemi ECM impiegati erano contraddistinti dalla sigla DEF seguita da un codice alfanumerico progressivo (A, A2, A2C, B, C, C2, E, F,G, H e M). Operavano su differenti frequenze e venivano montati a seconda delle minacce previste. Nel 1969 è entrato in servizio il sistema E, seguito nel 1970 dagli F e G, affiancati nel 1972 dal SEBER (Special ELINT Beacon Receiver), specifico per i SA-2. Nei venti anni successivi i sistemi DEF A e C sono stati migliorati con le varianti A2 e C2 e poi integrati con i DEF H ed M. Negli anni ’90 il Blackbird era dotato di due principali sistemi difensivi: il DEF H, disturbatore tra i più potenti del periodo, aveva 2 ricevitori (hi-band e lo-band) e 2 sistemi trasmittenti con 4 antenne totali di disturbo. Era impiegato contro i SAM. Il DEF A2C, migliorato e riprogrammabile disturbava i radar aerei, con 2 ricevitori anteriori per la copertura dei quadranti destro e sinistro e 2 antenne trasmittenti in banda I/J. Le tipiche tecniche adoperate erano “gate stealer” (RGPO/VGPO). E per l’infrarosso ? Si è ipotizzato l’impiego di un disturbatore infrarosso ma di un dispositivo del genere non c’è traccia. In ogni caso i sistemi del tempo ben difficilmente avrebbero potuto nascondere l’enorme traccia IR. Ma lo stesso additivo Panther Piss A50 al cesio impiegato per la riduzione della traccia radar della scia, era altrettanto efficace contro i sensori infrarossi che perdevano l’aggancio con facilità.
  11. Gian Vito

    SR-71 Blackbird

    Si. Ha fatto da bersaglio per i caccia F-14 ed F-15. La rotta era mantenuta costante, la quota era inferiore alla massima e non si impiegavano ECM. Anche così l'intercettazione era difficilissima. I computer dei caccia hanno richiesto la riprogrammazione dei "gate" per poter tracciare un bersaglio così veloce. Anche allora, e in salita lanciata, spesso i missili simulati non raggiungevano in tempo la quota del ricognitore. Quando finalmente un F-15 ha ottenuto 4 centri su 4 lanci, un equipaggio di SR-71 ha effettuato, per prova, una piccola virata (inclinazione di soli 10°): i missili del secondo F-15 sono andati a vuoto...
  12. Sono OT, lo confesso, ma approfitto per fornire i dati sulle ore di volo annuali medie di un pilota a bordo del caccia principale adottato nella sua nazione. Polonia (F-16) : 200 ore. Repubblica Ceca ( Jas-39) : 120-140. Austria (Typhoon): 80. Ungheria (Jas-39): 60 Altre ore di volo vengono compiute sugli aerei da addestramento. I dati sono presi dall'ultimo numero di "Aranysas", rivista ungherese. Proverò a reperire anche quelli russi (e magari italiani). Ecco qualcosa: (From BBC Monitoring International Reports) Text of report by Russian news agency Interfax-AVN website Moscow, 7 November: The average annual flying hours for Russian air force pilots in 2005 comprised over 33 hours, a source in the air force aviation administration headquarters told Interfax-Military News Agency today. "Transport and military transport pilots had the highest number of flying hours, about 60, while the average flying hours of army pilots (helicopter fleet) in 2005 stood at 55," he said. Altri dati: Il totale di ore di volo annuali medie di un pilota della VVS è calato da 73 ore nel 1993, a 60 nel 1995 e a 29 nel 2000. Nell’anno 2000, 400 piloti su 1500 che dal 1995 hanno lasciato le scuole di volo, non hanno mai effettuato un volo. Solo il 30-40% dei piloti è in grado di condurre missioni di combattimento. (Dati tratti da : Russian security and air power, 1992-2002)
  13. I russi hanno realizzato anche disturbatori per l’infrarosso d’autodifesa. Il più conosciuto è l’L-166, costituito da una lampada al cesio posta in coda che, tramite otturatori meccanici, emette lampi di luce infrarossa modulata. La potenza varia a seconda del modello (B1A, V-11E Jspanka, SI Sukhogruz) da 2,8 a 6 Kw. In genere è montato su elicotteri Mi-8/17/24/28 o sui Su-25. La vita della lampada è limitata, solo 50 ore, così il sistema è presumibilmente attivato solo nelle vicinanze del bersaglio. Offre protezione contro sistemi poco sofisticati come R-60, Redeye, Chaparral, Strela. E’ inutile contro le ultime varianti dello Stinger e del Mistral. P.S.: non sono ungherese.
  14. Soldi sprecati ? Una guerra termonucleare globale non si è mai, fortunatamente, verificata. L’Europa vive in pace dal 1945 e il livello di conflittualità attuale nel mondo è, a ben vedere, decisamente inferiore a quello dei decenni trascorsi. Perché non abbiamo avuto una “terza guerra mondiale” ? Le premesse c’erano. Perché le armi termonucleari hanno sconsigliato l’impiego della forza, rendendo un possibile confronto armato fuori da ogni logica. Non nascondiamoci dietro ad un dito. Non sono stati i movimenti pacifinti ad impedire la guerra. La corsa agli armamenti è costata molto, troppo. Ma il ricorso alla “non violenza” ci sarebbe costato molto di più. La guerra è senz’altro l’ultima scelta possibile, bisogna ricorrervi solo quando ogni altra opzione risulti impraticabile. Con 50 milioni di euro si possono acquistare 50 bombe nucleari. O costruire un paio di ospedali moderni, vaccinare decine di milioni di persone, costruire case per i senza tetto e così via… Ma non ho mai sentito dire: “con i soldi che guadagna Valentino Rossi potremmo salvare la vita a milioni di bambini”. Due pesi e due misure ? Quanto vale la deterrenza ? L’aver impedito una guerra mondiale ha consentito a miliardi di persone di condurre una vita tranquilla. Le bombe non risolvono nulla ? L’Europa ha aspettato troppo prima di opporsi a Hitler. E se avessimo continuato a tergiversare oggi parleremmo tutti il tedesco e al posto degli spaghetti… Avremmo potuto spendere meno in armamenti ? Ecco una domanda più sensata.
  15. Gian Vito

    S-300/400

    Le capacità del sistema russo sono impressionanti. Non hanno eguali. I missili impiegati sono sicuramente efficaci, a condizione che il radar sia in grado di acquisire il bersaglio. Il punto è proprio questo. La portata di 400 km è riferita presumibilmente a bersagli con una RCS di 1 metro quadrato. Un caccia F-22 ha una traccia dichiarata di -40dbsqm cioè di 1 cm quadrato. Teoricamente potrebbe essere tracciato a 40 km di distanza. Se il sistema russo fosse in grado di seguire a 400 km di distanza missili da crociera con RCS di 0,1 metri quadrati, poco cambierebbe. L’F-22 verrebbe agganciato a 70 km. Troppo tardi. Sommando i tempi di reazione del sistema e la durata di volo del missile intercettore, un caccia F-22 potrebbe aver già virato a 1,5 mach e 15000 metri di quota portandosi fuori pericolo, dopo aver lanciato le SDB. Ma questi calcoli sono solo teorici. Perché ogni radar ha pure una sua “soglia di percettibilità”e non è detto che sia in grado di rilevare una biglia di 1 cm ! I radar associati al sistema russo pare possano seguire velivoli con RCS di soli 0,02 metri quadrati (200 centimetri quadrati). Insufficiente. E, non a caso, B-2 ed F-22 sono ritenuti gli unici velivoli in grado di affrontare gli S-300/400. Come stanno in realtà le cose ? Non lo sappiamo. Perché in questo balletto di cifre sembrano poco credibili sia le RCS dichiarate che le prestazioni reali di certi sistemi SAM. Gli S-300 e 400 sono difesi da sistemi a corto raggio ed esche in grado di ingannare i missili antiradar: perché ? Per quanto un radar sia sofisticato, la curvatura terrestre e gli ostacoli naturali creano zone d’ombra. Le interferenze elettroniche riducono anch’esse le prestazioni teoriche, anche se i radar russi sono dotati di ECCM molto sofisticate. Si dice che gli Stealth siano più facilmente rilevabili dai radar in banda L o VHF. Radar la cui precisione attuale è sufficiente a consentire la guida dei missili a metà traiettoria. Ma le dimensioni del B-2 e dell’F-22 non favoriscono l’effetto “scatter”. Occorrono frequenze ancora più basse. E ci sono voci insistenti sullo sviluppo di contromisure di “cancellazione attiva” e nuovi materiali RAM anti-VHF (sull’F-35). Concludendo: sono tutte affermazioni da verificare.
  16. Ho trovato ancora un articolo: http://www.aviationweek.com/aw/blogs/defense/index.jsp?plckController=Blog&plckBlogPage=BlogViewPost&newspaperUserId=27ec4a53-dcc8-42d0-bd3a-01329aef79a7&plckPostId=Blog%3A27ec4a53-dcc8-42d0-bd3a-01329aef79a7Post%3Afe85f30b-2cf8-4644-9a24-d9cc839c433a&plc
  17. L'idea è venuta anche a qualcun'altro: http://www.deagel.com/news/Raytheon-Demonstrating-Submarine-Launched-AIM-9X_n000000652.aspx e non solo: Blowpipe was developed as a SAM for submarines, fitted as a cluster of four missiles into a mast that could be raised from the submarine's conning tower under the name Submarine Launched Airflight Missile (SLAM) trialled on HMS Aeneas (P427) in 1972. Dimenticavo: i francesi vorrebbero utilizzare il MICA, i russi pare abbiano armato i Kilo (?) con i SA-19 (?) ...Non ricordo.
  18. No, no. La traduzione è: "Poichè gli uomini, senza ali, non si possono chiamare angeli, (allora) li chiamiamo amici". L'avrete senza dubbio già letta, anche in italiano, da qualche parte.
  19. Mi era sfuggita la discussione. E' un missile che richiede un bell'articolo. Il problema, in questo caso, non è la ricerca dei dati ma l'esatto contrario...La sovrabbondanza ! Perchè sullo Hawk si trova proprio di tutto. Questa volta non faccio promesse perchè ne ho già troppe da mantenere... Ecco un bel sito: http://www.designation-systems.net/dusrm/m-23.html Il missile Hawk può intercettare missili balistici tattici.
  20. Grazie mille ! A proposito della domanda di Roby1: i russi tradizionalmente preferiscono i sistemi interni. Esistono però anche le varianti in pod, adattabili alla maggior parte degli aerei da combattimento. Il più conosciuto dispositivo del genere è l'SPS-141 Gvozdika, più volte migliorato, provato con successo in combattimento e di semplice impiego. La copertura di frequenze, all’inizio limitata al contrasto dei sistemi Hawk e Hercules, è stata estesa progressivamente. Un altro pod è l’MSP-410 Omul, variante del Gardenyia, in grado di operare contro Hawk, Rapier, Roland e Patriote. Il pod MSP-418K è un disturbatore ancor più sofisticato, potendo impiegare la tecnologia DRFM per realizzare inganni più realistici (vedi: http://www.aereimilitari.org/Approfondimenti/DocumentiTecnici/Attacco-elettronico.htm )
  21. Su-24MP Fencer-F L’equipaggiamento installato sugli Yak-28 era sufficientemente potente ed affidabile, ma non più all’altezza dei tempi. L’aereo era compatibile con i precedenti bombardieri Yak, l’arrivo dei Su-24 Fencer aveva reso auspicabile lo sviluppo di una versione specifica per guerra elettronica del nuovo bombardiere. I lavori sui prototipi della nuova variante, designati T-6MP, sono andati avanti lentamente, col primo test alla fine del ‘79. Sono stati convertiti due Su-24M che hanno volato nel 1980. I test sono continuati nel 1980-1982. La produzione è partita nel 1983 ma sono stati completati meno di 20 velivoli. Il modello è distinguibile per l’antenna a lama sotto il muso e per le antenne “hockey stick”sotto le prese aria, ritenute parte del sistema di disturbo delle comunicazioni, con alcune variazioni presenti su alcuni esemplari. Altre numerose antenne, annegate sui fianchi del muso, sono verniciate in bianco per confondere il velivolo con un comune bombardiere. I sistemi elettronici, in origine alimentati da due generatori da 12 kw, sono stati potenziati e così pure i sistemi di raffreddamento. Sono stati riposizionati i pannelli del sistema di autodifesa e i display principali sono stati rimpiazzati da una moderna console EW. Il Su-24MP conserva il cannone GSh-6-23 ed i missili R-60 per autodifesa. E’protetto dal sistema BKO-2 Karpat basato sull’RWR/ESM SPO-15S Berioza (L006) e sull’LO-82 Mak-UL all’infrarosso per allarme lancio missili. Due lanciatori di chaff/flare APP-50 MA avtomat da 12 colpi completano la dotazione. Sono disponibili due ulteriori lanciatori da 27 o 48 colpi opzionali. Per l’attacco elettronico utilizza il complesso “Landish” nato, principalmente, per contrastare i radar dei SAM, inclusi Improved Hawk e Patriot. Le informazioni su questo sistema sono contraddittorie e scarse. In grado di analizzare, localizzare e disturbare emittenti a 360°, include il disturbatore interno SPS-201 “Gardeniya” (che sostituisce il precedente SPS-162 Geran-F) abbinato a tutta una serie di altri disturbatori in pod sotto la fusoliera e le ali. Il Gardeniya è un sistema di disturbo radio/radar paragonabile, per certi aspetti, all’ALQ-135. In grado di disturbare due emissioni contemporaneamente, anche CW e PD, opera nelle bande B, D e dalla F alla J con emissioni di potenza forse comparabile con quelle del Geran (100 kw). Le tipiche modalità prevedono Spot noise, Barrage, Repeater, RGPO/VGPO e vari inganni angolari. Il tipico pod esterno è l’SPS-5M Fasol, posizionato sotto la fusoliera. Altri contenitori, agganciabili sotto le ali (1-2 pod), sono l’SPS-143 Siren, l’SPS-6 Los ed il Mimoza. E’ probabile che il velivolo possa impiegare diversi pod più moderni come l’MSP-418. La carenza di fondi ha ritardato la risoluzione di diversi problemi, soprattutto a carico del Gardenyia, con conseguente scarsa affidabilità iniziale. Così il Su-24MP non ha soddisfatto i desideri. Purtroppo l’inserimento del vecchio, ma affidabile, complesso dello Yak-28PP non è stato possibile perchè troppo voluminoso e di forma incompatibile. Oltre alle missioni di soppressione difese, il Su-24MP avrebbe operato di concerto con i Mig-25 BM in missioni di attacco agli AWACS. Sotto la sua copertura, i MiG-25 avrebbero potuto raggiungere in sicurezza la distanza di lancio dei Kilter. SU-34 Fullback La piattaforma ideale per il compito sarebbe una versione dedicata del Su-34, già proposta più volte per rimpiazzare il Su-24MP. Fornita di equipaggiamento di disturbo allo stato dell’arte, potrebbe competere con l’attuale EA-18G Growler, con capacità simili a quelle del defunto EF-111 Raven. Il velivolo impiegherebbe da uno a tre pod per disturbo ad alta potenza Stand-off del tipo SAP-14, KS-418 o MKS-818 con generatori di disturbo con tecnologia DRFM, paragonabili agli ALQ-99, per coprire le bande D-E-F (1-4 GHz). L’autodifesa, anche cooperativa, sarebbe invece garantita dal gruppo SPS-171 Sorbtsiya-S alloggiato alle estremità alari, o dal più moderno SAP-518 (5-18 GHz). Tali sistemi operano nelle bande H-I. Equipaggiati con antenne “phased-array” a fascio orientabile, sono in grado di disturbare 10 sorgenti simultaneamente. La configurazione si presta all’impiego delle tecniche “Cross-eye” contro radar monoimpulso, oltre a “Terrain bounce”e DRFM repeater. Così equipaggiati i velivoli EW coprirebbero tutte le frequenze di interesse con elevata potenza contro obiettivi multipli contemporaneamente. Una minaccia reale contro i dispositivi di difesa aerea occidentali. An-12 Cub Nel settore tattico è presente anche il quadrimotore Antonov An-12, che richiama l’equivalente americano EC-130 Compass Call, ma con funzioni estese al disturbo di sbarramento dei radar oltre che delle comunicazioni. Gli impianti di disturbo sono alloggiati in parte nella stiva ed in parte in contenitori profilati all’esterno. Possono attaccare radar guidamissili sia terrestri che aerei e reti di comunicazione. Su diversi esemplari il cono di coda alloggia distributori di chaff al posto dei cannoni. L’elevata emissione elettromagnetica ha richiesto l’installazione di schermature per l’equipaggio. Sono stati costruiti oltre 200 esemplari delle numerose varianti di disturbo, a partire dagli anni ‘60 (I,IS,PP,PPS). Tra i vari modelli si possono citare gli: An-12B-I (Individooal'naya [zashchita]): dotato del sistema di autodifesa Fasol. 7 esemplari costruiti nel 1964. An-12BK-IS (Individooahl'naya zaschita s sistemoy Siren): simile al precedente, unisce al sistema di autodifesa Fasol i disturbatori Siren. Questi sono ospitati in quattro contenitori ai lati della parte anteriore di fusoliera e in coda. Nel 1970 circa 45 An-12BK hanno ricevuto le modifiche necessarie. Nel 1974 altri 105 An-12 sono stati convertiti, sostituendo al Fasol il più moderno Barier, ma mantenendo i Siren assieme a disturbatori automatici dell’infrarosso. An-12PP (Postanovchik Pomekh): realizzato nel 1970 per fornire copertura ECM ad una intera formazione di An-12 da trasporto. E’ in grado di identificare e disturbare automaticamente i sistemi radar impiegando i “Buket” che irradiano da tre contenitori sotto la fusoliera. In coda è installato un “chaff cutter”ASO-24 (Avtomaht Sbrosa Otrazhately). L’elevata temperatura generata è dissipata da non meno di otto scambiatori di calore. Sono stati convertiti 27 An-12BK. An-12BK-PPS (Postanovchik Pomekh Siren): evoluzione del precedente, equipaggiato col sistema di protezione di gruppo Siren in quattro pod, disturbatori Buket e chaff dispenser nel cono di coda. 19 An-12BK sono stati convertiti nel 1971 e sono rimasti in servizio fino ad oltre il 2006. Già nel 1974 sono stati migliorati con i nuovi Siren-D, reinstallando i cannoni in coda e riposizionando in fusoliera i chaff dispenser ASO-2I. Con 24 contenitori da 16 colpi su ogni lato, la riserva arriva a quasi 800 colpi. Mi-8/17 Hip L’Unione Sovietica ha prodotto una nutrita serie di elicotteri per intercettazione, analisi e disturbo del traffico radio e radar. I più utilizzati sono i Mi-8/17 da guerra elettronica, presenti in gran numero ancora oggi. Agli inizi degli anni ’70 è iniziato lo sviluppo di sistemi ECM in grado di interferire con i sistemi radar dei missili Hawk. Provati con successo, sono stati montati su elicotteri e bombardieri. Tra i numerosi sistemi imbarcati, molti ancora da identificare, possiamo ricordare i seguenti: SPS-5M2 Fasol: installato sui Mi-8PPA (Hip-K) per il disturbo radar, è riconoscibile per la schiera di sei antenne a dipolo incrociate per lato. La vecchia tecnologia impone l’impiego di grandi e complicati sistemi di raffreddamento. SPS-63/66/68 Azaliya, sui Mi-8PPA, per il disturbo radar su varie bande, con un raggio efficace di 130-140 km. Alle volte abbinato al sistema Fasol. Smalta, per disturbo cooperativo sui Mi-8SMV e Smalta-M (migliorato) sui Mi-8MTPS. Shakhta, sui Mi-8MTPSh Bizon (Mi-8MTPB) per rilevamento elettronico (COMINT) e disturbo radio/radar, con tre sistemi di disturbo nelle bande D/F con settori di 30°-120°, caratterizzato dalle antenne a “tavolo da ping-pong”a 32 elementi. Ikebana, Pelena e Gardeniya-IFUE per radio disturbo sui Mi-8M TPI e TPP Circa l’efficacia di questi dispositivi, può essere illuminante un episodio: durante una esercitazione in Ungheria un Mi-17PP ha provocato il blocco totale di tutte le emissioni radio, radar, ILS ecc. dell’aeroporto internazionale Budapest-Ferihegy. L’elicottero era a oltre 100 km di distanza. Lo Smalta è stato impiegato da equipaggi russi, apparentemente con successo, contro i sistemi Hawk israeliani. E la notizia, spesso smentita, sembra trovare conferma nello sviluppo successivo del sistema Improved Hawk, volto a migliorarne le capacità ECCM. La potenza di questo e di altri sistemi era tale da provocare la totale perdita di controllo dei missili e l’impatto sul terreno o l’esplosione in aria. In conclusione: una notevole serie di sistemi ECM in grado di sconvolgere le reti radio e radar avversarie in profondità. Almeno fino a qualche anno fa. Il mancato rinnovamento dei dispositivi, in un settore dove un “ritardo”può costare caro, non ha consentito il mantenimento della “parità” con l’occidente. L’improvvisa carenza di fondi, prima illimitati, se consente il proseguimento della ricerca, impedisce il dispiegamento di molte valide attrezzature. Una curiosità: a qualcuno non sarà sfuggita l’assonanza tra i nomi di alcuni sistemi e le…Piante. Non è casuale. Ogni dispositivo ha un nome in codice floreale. Tra i tanti: Fagiolino (Fasol), Lillà (Siren), Mimosa (Mimoza), Mughetto (Landish), Azalea (Azaliya). E quando un sistema conta diversi equipaggiamenti, ecco il Buket e l’Ikebana (composizioni di fiori misti).
  22. Ringrazio Berty, sempre molto preciso, che mi ha evitato una lunga spiegazione. Il sistema è in uso da molto tempo e, in effetti, all'interno di un centro di controllo sembra di assistere ad un enorme videogioco. I dati vengono trasmessi attraverso appositi pod, come gli AIS, di ridotto peso e resistenza aerodinamica. E' stata proprio la mancanza di questi pod, arrivati pochi giorni dopo, che all'inizio ha obbligato i piloti dei MiG-29 a "dichiarare" il lancio via radio. http://www.dreamlandresort.com/info/acmi.html Ed ecco la manovra: Funziona contro radar Doppler come l'APG-63 e l' APG-66. Il computer associato al radar "cancella" la traccia in virata a 90°, per mancanza di velocità relativa. L'aereo, durante la virata, scende di quota, perdendosi nel clutter. Nel frattempo la distanza si riduce e, al momento opportuno, si attacca sul fianco utilizzando l'IRST e i missili R-73. Richiede perizia, ma attuata al momento buono è una manovra eccellente. P.S.: non funziona contro i radar AESA.
  23. Ho preferito, a suo tempo, tradurre il testo senza interpretazioni. I missili erano sicuramente simulati. Semplicemente, un lancio oltre una certa distanza viene automaticamente dichiarato come "nullo" ovvero con bassa probabilità di successo. Perchè si stima che un missile "reale" perderebbe, a quella distanza, quasi tutta l'energia. E questo può avvenire anche dopo poche decine di km.
  24. Ecco il testo: Vi descrivo i risultati di una esercitazione avvenuta l’anno scorso, la “Long step 06”, al di sopra dell’Adriatico. E’ tratta da una famosa rivista ungherese, Aranysas (l’aquila d’oro), che ho tradotto e di cui vi do il riassunto. Vi hanno preso parte gli F16ADF italiani e tre Mig 29 ungheresi. Nel corso dei combattimenti i Mig29 hanno avuto come vantaggio la spinta superiore dei motori, il casco-visore di puntamento e l’addestramento fornito dagli istruttori tedeschi. Gli F16, invece, la maggiore portata dei missili Aim120 (circa 1/3 superiore agli Alamo). Gli italiani hanno sempre lanciato i missili alla massima distanza che, contro bersagli in avvicinamento a media quota, è risultata di 45-50 km. I Mig 29 hanno risposto con “Beaming manoeuver”e solo raramente gli Aim120 hanno centrato i bersagli, poiché, lanciati da distanza troppo elevata, hanno perso quasi tutta l’energia. La manovra ha reso difficile l’inseguimento coi radar doppler. Questo ha consentito, cambiando la rotta al momento opportuno, di evitare i missili o di avvicinarsi “invisibili” agli F16, fino a far valere la superiorità del Mig29 a breve distanza. Un fattore che ha reso difficili gli scontri è stato il fatto che il radar del Mig29 interferisce con l’RWR rendendolo inaffidabile. Problema grave, per tutti, l’identificazione dei bersagli dopo i primi scontri ravvicinati, per la confusione che si genera in questi casi. Il sistema TWS (inseguimento durante la scansione) degli F16 è stato poco utilizzato perché riduce l’angolo di scansione e la precisione, così che le correzioni via data-link calano di qualità. Si è preferito lo STT (inseguimento di bersaglio singolo). Gli F16 hanno sempre fatto esteso uso di Flare ogni volta che i Mig29 sono arrivati in posizione di tiro. La sorpresa è arrivata a metà esercitazione, con l’arrivo di 4 Ghibli e 1 Typhoon! Per quanto riguarda gli AMX i piloti ungheresi li hanno definiti “Agyag-galamb” (colombe di terracotta= in italiano suona come “fare il tiro al piattello”). Al primo incontro col Typhoon, il più giovane pilota ungherese, il capitano Attila Koczka è arrivato per primo in posizione di fuoco, abbattendolo. Ha poi ammesso che il Typhoon italiano non era ancora dotato dei missili IRIS-T né del casco-visore di puntamento, ma solo di Aim9L inferiori agli R73. Non ha neppure i 6 sensori di avviso lancio-missili, presenti già sui velivoli inglesi. Ha detto, comunque, che non è un’arma miracolosa e che l’enorme superficie alare lo rende molto visibile. Sulle lunghe distanze invece è superiore al Mig29. Ha stupito i tecnici ungheresi presenti, sia la facilità di manutenzione del Typhoon che le spettacolari doti di salita: l’aereo ha decollato in 200 metri ed ha iniziato la salita con un angolo di 80°! Apprezzamenti anche per l’eccellente “guida da terra” fornita, durante l’esercitazione, dagli aeroporti militari italiani. Naturalmente, sono avvenute molte altre cose. I velivoli hanno operato sempre con serbatoi ausiliari e notevole uso dei postbruciatori. All’inizio dell’esercitazione i Mig 29 sono stati costretti a dichiarare il “lancio” via radio, mancando di sistemi di registrazione automatica, giunti solo in seguito. Gli italiani hanno sfruttato l‘occasione per aggiornare la “libreria” del Typhoon con i dati forniti dagli ungheresi. La rivista non dice come si sono conclusi gli scontri successivi col Typhoon, che, tuttavia, ha effettuato poche missioni per problemi tecnici non meglio specificati. Il Typhoon è dotato di materiali radar assorbenti, soprattutto sulla presa d’aria, ma in quantità giudicata ben inferiore rispetto al Rafale e all’F18E. Alle portate di combattimento è stato rilevato senza problemi dal radar del Mig29. Gli ungheresi hanno avuto, comunque, chiara consapevolezza della superiorità del Typhoon, che, sostengono, con i nuovi equipaggiamenti, renderà il Mig29 superato anche a breve distanza. Gli italiani hanno invitato il pilota ungherese ed i suoi colleghi a vedere l’EF2000, in visita a Cervia. Gli F16, invece, non erano una novità, li hanno affrontati già altre volte.
  25. Un sito con una bella serie di filmati sul Bloodhound. http://www.britishpathe.com/record.php?id=67192
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